Manchester, 25 mag – Londra è furiosa con l’intelligence americana per la fuga di notizie: “Così ostacolano le indagini”. Divulgando informazioni sullo stato di avanzamento dell’inchiesta e sulle piste che la polizia sta seguendo, l’Isis e le sue cellule europee potrebbero avvantaggiarsi e cambiare i loro piani. In effetti tutte le notizie che sono arrivate a noi su Salman Abedi, il kamikaze di Manchester, e la sua strana famiglia, si devono soprattutto a fonti di intelligence a stelle e strisce.

La Bbc oggi scrive che la polizia di Manchester ha interrotto la divulgazione ai colleghi americani delle informazioni relative alle indagini. A lamentarsi della diffusione di notizie non autorizzate è stato anche il ministro dell’Interno britannico e una fonte interna al ministero ha dichiarato: “siamo furiosi, è inaccettabile”. Non è escluso che la questione arrivi fino a Donald Trump, che oggi incontrerà Theresa May per la riunione di Bruxelles della Nato.

Quello che più di tutto ha dato fastidio ai britannici, il casus belli, è stata la pubblicazione da parte del New York Times delle foto della bomba e di altri dettagli relativi all’esplosione. La polizia di Manchester, infatti, è alla ricerca dell’artificiere. Perché la bomba esplosa alla fine del concerto di Ariana Grande era sì rudimentale, ma costruita con cura e da mani esperte. Di sicuro non da Salman Abedi, ma da qualcuno della rete di jihadisti a cui apparteneva e su cui gli investigatori stanno indagando.

A questo punto, con la diffusione delle notizie e la relativa pubblicazione sui giornali il Segretario di Stato per gli affari interni del Regno Unito, Amber Rudd, alla domanda se le autorità statunitensi avessero compromesso l’inchiesta, non si è sbilanciata ma ha dichiarato che sono episodi che non dovranno più accadere. Diversa la posizione dell’Antiterrorismo, che ha dichiarato che ormai l’indagine è stata “minata” e che quando la fiducia tra i partner mondiali a livello di intelligence viene violata le indagini vengono pregiudicate e con esse anche la fiducia delle vittime, dei testimoni e delle loro famiglie. Un danno maggiore quando si tratta di divulgare in modo non autorizzato le potenziali prove nel bel mezzo di una grande inchiesta contro il terrorismo.

Intanto il giornale britannico Telegraph oggi scrive che l’antiterrorismo britannico non ha mai fermato Abedi nonostante fosse stato segnalato almeno 5 volte, da amici e dalla comunità musulmana. Inoltre sembra che le autorità fossero al corrente della militanza del padre in un gruppo islamista libico e del fatto che il kamikaze di Manchester avesse rapporti con diversi jihadisti britannici in contatto con lo Stato islamico.

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