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Londra, 6 ott – Keira Bell ha 23 anni: quando ne aveva appena 16 le sono stati dati farmaci bloccanti della pubertà per curare la sua “disforia di genere”. Sin da piccola, infatti, si sentiva maschio. Ora Keira sta citando in giudizio il Servizio Sanitario inglese, affermando che non le fu fatta una corretta valutazione psichiatrica prima di intraprendere questo percorso, che sconsiglia a tutti: “Non si può cambiare sesso. Gli adolescenti vanno aiutati in altri modi”.

Il Servizio Sanitario inglese sotto accusa

Keira a 16 anni ha iniziato, sotto supervisione del Servizio Sanitario inglese, a prendere il testosterone. Questo le ha permesso di avere una voce da uomo e probabilmente l’ha resa sterile. Ha anche subito una doppia mastectomia, ma purtroppo in seguito si è resa conto di aver “preso la strada sbagliata”. Ora ha deciso di citare in giudizio il Tavistock, che gestisce il Servizio per lo sviluppo dell’identità di genere, davanti all’Alta Corte britannica. Il suo scopo è quello di impedire che questa organizzazione “spinga” altri adolescenti a cambiare sesso.

La depressione e il cambio di sesso

Keira ha anche molte perplessità riguardo ai farmarci bloccanti della pubertà che arrestano il normale sviluppo fisico di un bambino, rendendo più facile la chirurgia per il cambio di sesso quando raggiungono l’età adulta. Ospite alla trasmissione This Morning del canale ITV, Keira ha dichiarato: “Sono cresciuta in modo molto non conforme al genere e quindi ho sviluppato a sentimenti di alienazione”. “Sono diventata molto depressa nel corso dell’adolescenza, con attacchi di ansia. Il mio corpo mi angosciava; tutto questo si è manifestato nella disforia di genere”.

“Nessuna valutazione psichiatrica”

Poi passa a parlare del suo percorso per il cambio di sesso: “Sono stata indirizzata alla clinica CAHM dal mio medico di famiglia. Il CAHM è il servizio di salute mentale per bambini e adolescenti, e poco dopo sono stato indirizzato al Tavistock”.  “Ho scoperto come funzionava attraverso forum online e cose del genere, quindi ero già consapevole di cosa sarebbe successo”. La Bell afferma di non aver ricevuto sufficienti sessioni di terapia. Secondo il Daily Mail, nessuno l’ha veramente seguita: “Non c’era nessuna esplorazione dei sentimenti che avevo, nessuna valutazione psichiatrica. È stato tutto molto breve e basato sul mio recente passato”.

Testosterone e operazioni

Poi a 17 anni le fu iniettato del testosterone e il suo corpo iniziò a cambiare. “Penso di essere stata felice perché pensavo di essere finalmente in grado di andare avanti con la mia vita. Solo di recente ho compreso che ero solo confusa dagli ormoni e mi è stato permesso di dissociarmi ulteriormente”. Keira ha subito una doppia mastectomia a 20 anni, e commenta così la decisione: “Quando sei su quella via è difficile uscirne, dopo che il tuo corpo cambia drasticamente, poi,  è difficile ammettere di aver preso la decisione sbagliata”. “Circa un anno dopo il mio intervento ho iniziato ad analizzarmi, e ho capito molte cose”.

“Il sesso non si può cambiare”

“Mi influenzerà per il resto della mia vita ma devo accontentarmi e cercare di accettarmi per come sono ora” dice Keira, ma lancia un monito: “È vero che non puoi cambiare il tuo sesso. Puoi solo apparire in un certo modo. Se mi avessero interrogata un paio di anni fa sulla mia transizione avrei detto che mi ha salvato la vita. Ma il punto è che gli adolescenti non riescono a capire come influenzerà la loro vita adulta. Cambiare sesso li può aiutare? Se si, per quanto tempo? Per due, cinque, dieci anni?”

“I bambini vanno tutelati”

Da qui, la decisione di citare in giudizio i medici, per proteggere gli altri come lei. “Ci deve essere una terapia esplorativa – dice Keira –  non credo che cambiare il tuo corpo aiuterà una condizione psicologica, non ha senso. E’ importante che questi bambini siano protetti e ascoltati in modo professionale. Devono esserci alcuni cambiamenti istituzionali: ci sono così tanti fattori per cui questi ragazzi sono stati indirizzati verso la transizione“. Keira, una “vittima” del progresso, forse è solo una delle prime voci che sentiamo su queste transizioni farmacologiche affrettate, che “sbarcano” con tutta la loro forza progressista anche qui da noi in Emilia Romagna, e che rischiano di essere eseguite su giovani e adolescenti che forse avrebbero bisogno di maggior tutela e di maggior ascolto.

Ilaria Paoletti

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