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Rivolta di Pasqua dublinoDublino, 28 mar – Camminando per O’Connell Street, nel pieno centro di Dublino, arrivati a un certo punto, si può scorgere un edificio monumentale in stile georgiano, con delle colonne imponenti e qualcosa che ti rapisce immediatamente senza neanche conoscerne il perché. Stiamo parlando del General Post Office (quasi sempre abbreviato in GPO), e cioè il luogo che ha rappresentato simbolicamente l’evento più significativo del novecento irlandese: quello che rimase alla storia con il nome di rivolta di Pasqua.



Il giorno di Pasqua del 1916 l’attuale capitale dell’Eire venne messa a ferro e fuoco dai carri armati britannici, scesi in piazza per reagire con forza all’insurrezione dei patrioti indipendentisti irlandesi, i quali occuparono, durante una ribellione scoppiata nel corso settimana di Pasqua, i posti centrali del dominio straniero nella città, chiedendo la fine immediata dell’occupazione inglese in Irlanda e proclamando la nascita di una Repubblica irlandese sovrana e indipendente proprio all’interno del General Post Office. I disordini durarono dal 24 al 30 aprile, a capeggiare gli insorti vi erano le due figure più famose e rappresentative del patriottismo irlandese di quegli anni: Pádraig Pearse e James Connolly. Dopo sei giorni di dura lotta, che costarono la vita a centinaia di nazionalisti, la rivolta fu sedata e i capi dell’insurrezione furono processati e condannati a morte. Anche se all’epoca molti irlandesi giudicarono negativamente le scelte e la strategia adottata dai rivoltosi in quei giorni di sangue, la rivolta di Pasqua è attualmente considerato il momento cruciale che pose le basi della futura nascita della Repubblica d’Irlanda.

Insegnanti, studenti, donne coraggiose, poeti soldati e artisti: questo era il profilo dei giovani rivoltosi di quei dirompenti giorni di Dublino, i quali erano tutti uniti dall’ideale del nazionalismo rivoluzionario. La loro bandiera inizialmente non era quella che noi tutti oggi conosciamo, molto simile al nostro tricolore, ma una bandiera verde con la scritta arancio “Irish Republic” (attualmente conservata nel Museo Nazionale di Dublino a Kildare Street), il più famoso tricolore era in realtà la bandiera della Compagnia E, che venne issata sopra il GPO, una volta divenuto quartier generale dei capi della rivolta. L’arancione rappresenta la parte dell’Irlanda di fede unionista protestante, mentre il verde rappresenta la parte nazionalista e cattolica, il bianco simboleggia la pace tra le due parti di popolazione. Una volta nata la Repubblica d’Irlanda (1919-1922) il tricolore venne adottato come bandiera nazionale.

Ieri, in occasione del centenario della rivolta di Pasqua, circa 250.000 persone hanno assistito alla parata di 4.000 militari per le strade di Dublino. La città ha così voluto ricordare l’anniversario dell’insurrezione contro il dominio britannico che dopo sei anni portò all’indipendenza di quasi la totalità dell’Irlanda. Il presidente della Repubblica, Michael D. Higgins ed il primo ministro Enda Kenny hanno deposto fiori in alcuni luoghi importanti della città, osservando un minuto si silenzio per le centinaia di eroi che morirono armi in pugno o furono giustiziati durante e dopo l’insurrezione.

Mauro Pecchia

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