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Londra, 14 ott – Quante volte abbiamo sentito parlare di “Londonistan”, il nomignolo inventato per descrivere in maniera ironica la situazione della capitale inglese, sempre più insicura e distante dai fasti del suo passato? Ebbene, quel nomignolo sembra davvero azzeccato. Le moschee stanno infatti spuntando come funghi in tutta la Gran Bretagna, ma specialmente a Londra. Maulana Syed Ali Raza Rizvi, un importante religioso sciita, nato in Pakistan e laureato in Iran, ma residente nel Regno Unito, affermò nel 2016 che “Londra è più islamica di molti Paesi musulmani sommati tra loro” a causa del suo mix multiculturale, come riportato dal quotidiano Telegraph.
Un altro importante media inglese, il Daily Mail, aveva condotto cinque anni fa un’impressionante “inchiesta visiva”: le foto scattate nel medesimo quartiere dell’est londinese, dentro le chiese cristiane e dentro (ma anche fuori!) le moschee durante le funzioni religiose, non avevano bisogno di didascalie. La chiesa di Santa Maria, per esempio, inaugurata nell’ottobre del 1849 per ospitare 1.230 persone, mostrava nelle immagini una messa con una sparuta ventina di fedeli presenti tra i banchi. Stessa situazione in un’altra chiesa del quartiere, mentre la vicina moschea di Brune Street, che è in realtà una stanza presa in affitto dove possono entrare al massimo 100 persone, straripava nella strada con centinaia di musulmani in preghiera. Dal 2001, sono ben 500 le chiese cristiane di Londra (appartenenti ad ogni confessione) che sono state convertite in abitazioni private.
Mentre questo accadeva, la popolazione che in Inghilterra e Galles si identifica come cristiana è passata dal 71,7% al 59,3%, e quella dei musulmani nella stessa area è passata dal 3% al 4,8%, arrivando a 2,7 milioni di persone. L’Islam ha anche la demografia dalla sua parte: la metà dei musulmani britannici ha meno di 25 anni, mentre quasi un quarto dei cristiani ha più di 75 anni. Si stima che in entro il 2020 ci saranno più fedeli musulmani attivi in questo Paese che cristiani praticanti: e visto che grazie al British Arbitration Act i tribunali della Sharia sono legali (ad oggi sono ben un centinaio solo a Londra) e “paralleli” al normale percorso giudiziario inglese, i sudditi di Elisabetta II hanno molte buone ragioni per preoccuparsi. Quando la maggioranza della popolazione finirà per considerare i tribunali della Sharia come “iter ufficiale” difatti, cosa vieterà a questa legge di relegare a sua volta il diritto anglosassone a “percorso parallelo”?
Alice Battaglia

3 Commenti

  1. Altro che futuro distopico!!!… È un’ autentico incubo ad occhi aperti! Avevo stima per quegli Inglesi alla Rudiyard Kipling che maneggiavano il Martini-Henry cal. 45 con la massima disinvoltura. Allora l’abbattimento del negrume era considerato tutt’altro che disdicevole. Si stava meglio quando si stava peggio!!!…..

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