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isole-contesePechino, 3 lug – Nel Mar Cinese Meridionale sale la tensione tra Stati Uniti e Cina per la costruzione da parte del governo di Pechino di una pista di atterraggio ricavata artificialmente dal mare nelle contese isole Spratly.
Il 28 giugno scorso immagini satellitari hanno confermato che la costruzione è quasi ultimata ponendo di fatto le isole, al centro di una contesa tra Cina, Malesia, Vietnam, Taiwan e Filippine, sotto il controllo cinese. La pista di atterraggio, lunga tre chilometri e ricavata dal mare sulla barriera corallina dell’atollo “Fiery Cross Reef”, sarà in grado di ricevere tutti gli aerei militari in dotazione alle Forze Aeree cinesi e, secondo le previsioni del Pentagono, sarà pienamente operativa entro la fine dell’anno.

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Le isole Spratlys

Non è il primo caso che vede protagonista la Cina in rivendicazioni territoriali di tale tipo: recentemente ci sono stati “incidenti” diplomatici col Giappone per l’annosa questione della isole Senkaku, site nel Mar Cinese Orientale tra Taiwan e l’arcipelago nipponico delle Ryukyu.
Che la Cina voglia diventare una superpotenza mondiale, oltre che regionale, non è una novità, considerando i balzi da gigante fatti nel campo industriale/economico (a gennaio di quest’anno è diventata il primo importatore di petrolio superando gli US) grazie anche ad una nuova forma di colonialismo volta ad accaparrarsi le risorse minerarie ed energetiche africane ed estremo orientali, ma soprattutto considerando il progresso nel campo degli armamenti.
La componente delle forze armate che sicuramente ha fatto segnare più progressi anche in funzione del cambiato indirizzo geopolitico cinese è sicuramente la Marina Militare: a fine 2012 infatti la portaerei ex sovietica Varyag (varata nel 1988) ora battezzata, secondo alcune fonti Shi Lang, ha cominciato le prove in mare ed ora è quasi pronta per entrare in servizio. Con le sue 67500 tonnellate di stazza si pone tra le più grandi costruzioni navali, dopo quelle americane, adibite a questo scopo, basti pensare che la nostra Cavour ne fa circa 27000.
Questa nave, capace di portare la versione cinese del caccia russo Su-27 e sue varianti, mette in grado la Cina di avere capacità di proiezione di forza a grande distanza come mai ne aveva avute prima, anche considerando la costruzione di 3/6 portaelicotteri da assalto anfibio (LHD) con bacino allagabile, il cui varo della prima unità è avvenuto nel 2014, che andranno ad affiancare le LPD classe Yuzhao già in servizio.
Cresce di concerto la preoccupazione delle nazioni confinanti, soprattutto del Giappone e dell’India, senza dimenticare gli Stati Uniti, che vedono intaccata la propria sfera di influenza in un settore strategico come quello estremo orientale, ricco di risorse energetiche ancora da sfruttare.
Testimonianza ne è il fatto che le mosse cinesi nello scacchiere del Mar Cinese sono rivolte proprio verso quegli arcipelaghi che permetterebbero di rivendicare le aree in cui sono stati trovati ingenti giacimenti di gas naturale e condensati che si posizionano in quella fascia di mare che va dal Giappone sino al Borneo.
La partita dunque è appena iniziata e si preannuncia di notevole interesse sia per la corsa agli armamenti in atto tra le Nazioni dell’area estremo orientale, che per il crescente disimpegno militare americano da alcuni scacchieri che, però, continuano ad essere strategici per gli Stati Uniti che quindi, anche in virtù delle alleanze stipulate con altre potenze dell’area, dovranno prima o poi rivedere la propria politica militare.
Paolo Mauri



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