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terremoto in NepalRoma, 27 apr – Il terremoto che ha colpito il Nepal nella mattinata di sabato 25 aprile è avvenuto in una delle maggiori zone sismiche del mondo a causa della particolare storia geologica della regione.

Questa storia inizia decine di milioni di anni fa, all’inizio del periodo cretaceo e precisamente all’incirca tra i 140 e 120 milioni di anni fa, quando, sotto la spinta delle forze che regolano la deriva dei continenti, la placca indiana si staccò dal blocco continentale australo/antartico e migrò ad una velocità di 100 mm/a verso nord andando a collidere, circa 45 milioni di anni fa, contro la placca eurasiatica. Circa 36 milioni di anni fa la velocità di deriva diminuì a circa 50 mm/a andando così a segnare l’ultimo stadio della collisione tra i due continenti, anzi le lineazioni magnetiche indicano che la convergenza dei continenti principali fu preceduta dalla collisione di due placche minori: quelle nord e sud tibetane, che formano l’attuale altopiano del Tibet.

Per dare un’idea della velocità di tale movimento, e quindi delle enormi energie in gioco, occorre ricordare che la microplacca Adria, quella che muovendosi sotto la spinta della placca africana ha causato il sisma emiliano del 2012, si muove, nel suo punto più veloce, a 2,5-3 mm/a.

04spostamentoIndiaQuesto costante movimento ha provocato, a partire da 45 milioni di anni fa grazie allo scontro tra le due porzioni di crosta continentale, il rapido innalzamento della catena Himalayana che è ancora in atto, rendendo la regione compresa tra l’Afghanistan e l’Indocina una delle più attive a livello sismico del mondo. Il terremoto, infatti, che si posiziona ad una magnitudo di 7,8 della scala Richter, scala che a differenza della Mercalli misura l’energia effettiva del sisma (la magnitudo, indicata con M), è stato preceduto da numerosi eventi nella regione, ma sono statisticamente rari quelli così violenti (M>6) individuati nel 1255 e 1505 oltre al magnitudo 8,0 del 1934. In particolare nell’area di Kathmandu non ci sono stati terremoti violenti da diversi secoli, per questo la zona era considerata di gap sismico (vedi figura sotto). Questa interruzione nella frequenza dei sismi è dovuta al particolare assetto geodinamico dell’area himalayana, dove, come abbiamo visto, le due placche in convergenza hanno dato luogo a contrazione crostale e al sollevamento della catena. In particolare le porzioni della placca indiana scivolano sotto quella eurasiatica in modo discontinuo, restando bloccate per diversi secoli finché non viene superata la resistenza della faglia: allora avviene un sisma, anche violento, che ristabilisce l’equilibrio geologico.

ImmagineIl sisma nepalese, avvertito dai sismografi di tutto il mondo, ha liberato un’energia circa mille volte superiore al sisma de L’Aquila del 2009 (M 6,3) questo perché, come detto precedentemente, le strutture sismogeniche e l’attività geodinamica delle due zone geografiche sono molto diverse tra di loro. Occorre inoltre ricordare che la scala Richter non è una scala lineare ma logaritmica, quindi tra un grado e l’altro passa un fattore 31,6; questo vuol dire che tra un sisma di M 4,0 ed uno di M 6,0 occorre moltiplicare 31,6 x 31,6 per misurare l’energia liberata. A questo sisma si sono accompagnati effetti secondari che sono abbastanza frequenti, anche per sismi meno intensi, come frane e liquefazioni dei terreni che in questo particolare caso hanno contribuito ad aumentare il bilancio delle vittime.

Paolo Mauri

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