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Bruxelles, 11 mag – Le tensioni tra l’Unione europea e la Germania non accennano ad affievolirsi. Il fatto è che la Corte costituzionale tedesca, con la sua discussa sentenza della scorsa settimana, ha fatto infuriare parecchie persone dalle parti di Bruxelles. In teoria la questione verte sulla legittimità e la proporzionalità del Quantitative easing (Qe) varato dalla Bce di Draghi nel 2015 per far fronte alla crisi dell’euro, che gli organi Ue considerano ovviamente regolare, mentre la Corte di Karlsruhe non lo ritiene congruo, e anzi contrario alla Costituzione tedesca. Ma il motivo del contendere è ben più profondo e potenzialmente esplosivo: i giudici di Karlsruhe hanno rivendicato il primato del diritto tedesco su quello europeo. Normale che in Lussemburgo, sede della Corte di giustizia Ue, non l’abbiano presa bene.

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Tutti contro la Germania

Già la risposta della Bce alla sentenza della Corte tedesca non era stata delle più morbide, con Christine Lagarde che ha detto chiaro e tondo: «Noi rendiamo conto al Parlamento europeo e ricadiamo sotto la giurisdizione della Corte di giustizia», e quindi «la Bce continuerà a fare qualsiasi cosa necessaria nel perseguire il suo mandato». Tradotto: ce ne infischiamo dei parrucconi di Karlsruhe. Ora, però, anche la presidente della Commissione Ue, la tedesca Ursula von der Leyen, si è messa di traverso ai suoi connazionali. Come ha riportato l’agenzia Askanews, l’altro ieri sera la von der Leyen ha risposto alle lamentele di un eurodeputato tedesco, Sven Giegold (Verdi), specificando che la Commissione sta seriamente pensando di avviare una procedura d’infrazione contro Berlino.

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Procedura d’infrazione? Ipotesi sul tavolo

Nella lettera di risposta a Giegold, la von der Leyen ha affermato di condividere «la sua opinione secondo cui la recente sentenza della Corte costituzionale federale solleva questioni che toccano il nucleo stesso della sovranità europea, questioni importanti non solo per la politica monetaria dell’Unione, ma anche per lo stato di diritto nella Ue». La presidente della Commissione, pertanto, ha ribadito il primato del diritto europeo su quello degli Stati membri, spiegando che «le sentenze della Corte di giustizia europea, naturalmente, sono vincolanti per tutti i tribunali nazionali. La Corte di giustizia europea di Lussemburgo ha sempre l’ultima parola sul diritto della Ue». E a proposito dell’eventualità di avviare una procedura di infrazione contro la Germania, la von der Leyen ha scritto: «Prendo tale ipotesi molto sul serio. La Commissione sta attualmente analizzando in dettaglio la sentenza di oltre 100 pagine della Corte costituzionale federale tedesca. Sulla base dei risultati di quest’analisi, stiamo prendendo in considerazione possibili passi successivi, incluse le procedure di infrazione».

Tutte le contraddizioni Ue

Naturalmente, questo braccio di ferro tra Berlino e Bruxelles fa emergere tutta la fragilità dell’Unione europea. La Germania, infatti, non ha mai accettato che il diritto europeo potesse andare contro la propria Costituzione (cosa che invece noi italiani abbiamo puntualmente fatto). Ma delle due l’una: o la Germania ha ragione – e secondo noi ce l’ha – e quindi la Ue è un aborto politico, oppure i tedeschi non possono fare gli europeisti quando si tratta di schiacciare greci, italiani e spagnoli a proprio vantaggio, e poi fare i «sovranisti» quando le regole non gli aggradano. La Corte costituzionale tedesca ha dato un ultimatum di tre mesi alla Bce. Se lo scontro, invece di scemare, salirà d’intensità, potremmo arrivare all’esplosione dell’euro e della stessa Ue. I politici tedeschi – è evidente – l’hanno messo in conto. I politici italiani, invece, credono ancora alle favole della buonanotte. Ma il risveglio, a questo punto, potrebbe essere davvero molto brusco.

Valerio Benedetti  

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