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Roma, 11 mag – Il coronavirus fa crollare la produzione industriale. E il tonfo è peggiore del previsto. La serrata generale imposta dal governo Conte per i contenere i contagi, secondo le stime Istat, fa calare l’industria del 28,4% rispetto a febbraio. Terribile anche su base annua l’entità del crollo: l’indice complessivo è diminuito del 29,3%. E si tratta dei dati di marzo: la caduta sarà ancora più forte ad aprile, mese segnato per intero dal blocco della produzione. L’Istat parla di un “crollo” con la maggiore diminuzione mai registrata dal 1990, inizio della serie storica.



Il calo in alcuni comparti è superiore al 50%

Nel dettaglio, i dati statistici di marzo mostrano forti diminuzioni congiunturali in tutti i comparti industriali. Il calo riguarda i beni strumentali (-39,9%), i beni intermedi (-27,3%), i beni di consumo (-27,2%) e l’energia (-10,1%). Tutti i principali settori di attività economica registrano variazioni tendenziali negative ma per alcuni di questi il crollo congiunturale e tendenziale supera addirittura il 50%. Infatti le diminuzioni più rilevanti sono quelle della fabbricazione di mezzi di trasporto (-52,6%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-51,2%), della fabbricazione di macchinari e attrezzature Nca (-40,1%) e della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-37,0%) mentre un calo minore si registra nelle industrie alimentari, bevande e tabacco (-6,5%).

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Coldiretti: “Alimentare perde 1,5 miliardi con bar e ristoranti chiusi”

Il calo della produzione alimentare è comunque un campanello d’allarme, spiega Coldiretti. In controtendenza rispetto ai mesi precedenti, infatti, crolla per la prima volta nel 2020 anche la produzione alimentare con una perdita di oltre 1,5 miliardi a marzo per la chiusura di bar, ristoranti pizzerie, gelaterie e agriturismi. La riduzione del comparto a marzo è del 6,5% rispetto allo stesso mese del 2019. “In questo contesto – fa presente Coldiretti – è particolarmente rilevante l’annuncio del governo e delle regioni sulla possibile riapertura delle strutture di ristorazione per far ripartire una importante fetta dell’economia nazionale”. Apertura che le regioni chiedono a gran voce e che è sul piatto della trattativa Stato-governatori di oggi.

Consumatori: “Una Caporetto, abbattuto il nostro sistema industriale”

Codacons dal canto suo parla di “una vera e propria Caporetto per l’industria italiana”. Per avere un quadro di come l’emergenza abbia impattato sull’economia, basta guardare i dati odierni relativi ai beni di consumo, che rispetto al mese precedente calano del -27,2%, con un tracollo per quelli “durevoli” che raggiungono il record del -57,1% su mese e -49,4% su anno, spiega il presidente Carlo Rienzi. “Ma il vero problema è che anche al termine del lockdown l’industria risentirà in modo importante dell’effetto coronavirus, per il semplice fatto che migliaia di aziende non riusciranno più a riaprire, e numerosi cittadini perderanno il lavoro, con conseguenze per l’intera economia nazionale”, è l’allarme dell’associazione dei consumatori. “Una disfatta! Il coronavirus ha travolto le nostre industrie producendo un tracollo record. Un vero e proprio terremoto che ha abbattuto il nostro sistema industriale“, gli fa eco Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori. “Una caduta che non ha precedenti neanche rispetto all’anno horribilis del 2009”.

Adolfo Spezzaferro

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4 Commenti

  1. I poteri occulti stranieri dietro a questa truffa di un virus a bassissima mortalità e che colpisce nel 96% dei casi soggetti malati gia’ con 1 o piu’ patologie concomitanti(cancro,etc) volevano proprio questo.A loro serve un paese sempre piu’ indebitato che debba svendere gli ultimi beni pubblici rimasti.Serve anche un popolo incarcerato che perda il lavoro ed i suoi risparmi e la sua libertà per schiavizzarlo definitavamente.
    Si sapeva sin dall’ inizio le conseguenze sull’ economia dei domiciliari di massa e i loro burattini nostrani hanno lavorato efficacemente abusando illegalmente del loro potere e non trovando intenzionalmente risorse facilissime da reperire tramite emissioni di titoli di stato i cui tassi oggi sono bassissimi e molto convenienti per lo stato.

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