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Bruxelles, 20 lug – Quarto giorno di negoziati a Bruxelles. Anche la nottata del terzo giorno non ha sbloccato l’impasse del Consiglio Ue straordinario per il Recovery fund e il bilancio 2021-2027. I Paesi “frugali” continuano a bloccare le trattative: esigono che la concessione degli aiuti per l’emergenza coronavirus sia vincolata al “freno di emergenza”, ossia al volere di ogni singolo Paese, che avrebbe il potere di bloccarli in sede di Consiglio europeo se non fosse soddisfatto dai piani di riforme di chi quei fondi deve riceverli. Il Consiglio pertanto è aggiornato alle 16 di oggi.

La nuova proposta di Michel: 390 miliardi di sovvenzioni con “rebate” più bassi

Dopo una intera notte di consultazioni fra i leader europei, oggi il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, dovrebbe presentare una nuova proposta formale che sarà basata su una dotazione di 390 miliardi di euro di sovvenzioni, ma con “rebate” (i meccanismi di rimborso sul bilancio Ue) più bassi rispetto alla precedente. Si tratta di un importo inferiore rispetto ai 500 miliardi del progetto iniziale, considerato inaccettabile dai cosiddetti Paesi frugali (che poi sarebbero i falchi del nord al netto degli eufemismi filo-Ue): Paesi Bassi, Austria, Svezia, Danimarca, ai quali si è unita la Finlandia. L’alternativa sarebbe fissare gli aiuti a 400 miliardi con “rebate” invariati.

Nella notte arriva un primo passo avanti sul fronte del Recovery fund, il pacchetto di aiuti per la crisi economica scatenata dalla pandemia – una dotazione di 750 miliardi di cui (nell’ultima proposta) 400 di trasferimenti a fondo perduto e 350 di prestiti. Sono d’accordo 22 Paesi mentre i “frugali” Olanda, Austria, Svezia, Danimarca e Finlandia insistono inizialmente a voler ridurre il pacchetto a 700 miliardi: 350 aiuti e 350 prestiti. Poi la Danimarca si dice favorevole alla proposta di Michel. Mezz’ora dopo aprono al dialogo anche Svezia e Finlandia: sarebbero favorevoli a 375 miliardi di sovvenzioni, ancora troppo poco per il resto dei Paesi Ue. Il negoziato è dunque proseguito fino a che all’alba il Consiglio è stato aggiornato al pomeriggio.

Conte: “Ci stiamo avvicinando allo zoccolo duro, confronto più risolutivo”

“In questo momento ci stiamo avvicinando allo zoccolo duro delle rispettive posizioni e il confronto diventa più risolutivo“, assicura dal canto suo il premier Giuseppe Conte al termine della nottata di negoziati. Per quanto riguarda una possibile soluzione sulla governance del Recovery fund che elimini il meccanismo di veto sui piani di riforma nazionali, il premier chiarisce che “abbiamo indirizzato il procedimento di verifica e controllo dello stato di avanzamento dei progetti secondo una più corretta soluzione, rispettosa delle competenze dei vari organi definite dai Trattati”.

Trattativa sempre più al ribasso

Tuttavia, per stessa ammissione di Conte (e come anticipato dal Primato Nazionale), la trattativa è al ribasso rispetto alla proposta iniziale. In tal senso si tratta di una sconfitta per l’Italia. Il premier spiega che il negoziato è improntato “a ridurre l’ammontare, a compromettere l’efficacia, a frapporre vari ostacoli operativi” al pacchetto Ue, quindi inizia a venire il sospetto che “non si voglia rendere effettivo uno strumento che è nell’interesse di tutti che funzioni”.

Si avvicina sempre più la trappola del Mes

Si fa sempre più concreta la possibilità che l’Italia, uscita ammaccata dai negoziati al ribasso e con una dotazione nettamente inferiore di fondi Ue, dovrà ricorrere ai soldi del Mes. A quel punto scatterebbe la trappola Ue: per la nostra economia, che rischia di essere commissariata dalla Troika che ci obbligherebbe a tagliare le spese e a svendere asset (le cosiddette riforme) per restituire il prestito; per il premier Conte, che dovrebbe affrontare il voto in Parlamento sulla richiesta di accesso al Fondo salva Stati per le spese sanitarie dell’emergenza coronavirus.

Conte rischia di perdere la poltrona

Allo stato attuale il M5S, partito di maggioranza relativa nella compagine giallofucsia, è contrario al ricorso al Mes sanitario. Conte potrebbe fare carte false per ottenere i voti necessari in Aula, magari con il soccorso di Forza Italia (da sempre disponibile, in tal senso) e di “responsabili” vari. Ma a quel punto il premier dovrebbe fare un rimpasto – indigesto per i suoi alleati giallofucsia – per premiare chi l’ha soccorso. Oppure, altro scenario sempre più plausibile, la testa di Conte cadrebbe per dar vita a un “governissimo” magari tecnico. Dalla padella alla brace, insomma.

Adolfo Spezzaferro

 

2 Commenti

  1. Non ci rimane che sacrificare ai nostri Dei, sperando che ci siano propizi! Nel frattempo, controlliamo l’elmo e lo scudo ed affiliamo la spada e l’ascia e proviamo e riproviamo le nostre tecniche…