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Roma, 21 mar – Il coronavirus galoppa anche in Africa, per quanto al momento stando alle stime ufficiali sia il continente meno colpito dalla pandemia: 850 contagiati e 20 morti registrati fino ad oggi. Dati piuttosto parziali, visto lo scarso monitoraggio e l’altrettanto carente trasparenza nella comunicazione. Adesso però, dopo la caccia al cinese andata in scena in Kenya qualche settimana fa, ecco quella all’europeo in altre nazioni africane. Come riportato stamani da La Stampa, i primi episodi di violenza sono stati attestati in Etiopia, da dove proviene tra l’altro Tedros Adhanom Ghebryesus, direttore generale dell’Oms.

Caccia all’untore bianco in Etiopia

Una caccia all’untore europeo scattata improvvisamente quando su Facebook si è diffusa la notizia della positività al coronavirus di Tom Gardner, corrispondente del settimanale inglese The Economist. In realtà la notizia si è rivelata del tutto falsa, ma è bastata a scatenare una folle reazione nella seconda nazione più popolosa dell’Africa. Qualche esempio? Un professore europeo è stato assaltato a colpi di grosse pietre, un ragazzo è stato aggredito e costretto alla fuga nella capitale Addis Abeba. Una situazione sempre più tesa in uno Stato dove i ferengi, stranieri in lingua amarica, già di per sé non sono particolarmente ben visti da parte della popolazione. Adesso gli europei sono accusati di essere degli untori e vengono etichettati spesso con l’epiteto di “corona”.

Il comunicato dell’ambasciata Usa

Episodi talmente frequenti che l’ambasciata degli Stati Uniti è arrivata a diffondere un comunicato in cui si invitano americani e stranieri a non uscire da soli e a evitare i mezzi pubblici. Il primo ministro etiope, nonché recente Premio Nobel per la Pace, Abiy Ahmed ha condannato fermamente le violenze: “Il virus non ha nazionalità – ha dichiarato il premier etiope – siamo tutti a rischio, è il momento di aiutarsi reciprocamente. Siamo parte di una comunità globale e non possiamo demonizzare gli stranieri”. Parole, per ora nulla più, per tentare di contrastare questi continui episodi di aggressione nei confronti degli occidentali.

Tensione in Sudafrica

Ma la tensione è crescente anche in Sudafrica, seconda nazione africana più colpita dal virus dopo l’Egitto: 202 casi confermati. A Johannesburg un gruppo di residenti si è scagliato contro un autobus con a bordo decine di turisti europei. L’autista, sulla falsa riga di quanto accaduto in Etiopia, è stato apostrofato con lo slogan “corona, corona” e sui social molti utenti sudafricani stanno accusando i bianchi occidentali di “importare il coronavirus”.

Eugenio Palazzini

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