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Roma, 17 ago – A pensar male verrebbe da dire che la Russia, sei giorni fa, ha tirato fuori il primo vaccino contro il coronavirus per anticipare l’annuncio della Cina. Oppure che la Cina, per non farsi bruciare da altri competitor, ha annunciato oggi il proprio vaccino. Sia come sia, e bando pure alle congetture, ciò che appare lapalissiana è l’affannata corsa internazionale alla panacea del male che affligge il globo. La gatta frettolosa, è noto, tende a fare i gattini ciechi. Dunque lo scetticismo generale è comprensibile, per quanto si abbia al contempo la sensazione che in atto vi sia una sorta di guerra tra governi, più che una doverosa collaborazione. In ogni caso, la notizia è che il governo di Pechino ha fatto sapere di aver registrato il primo vaccino contro il coronavirus sviluppato in Cina.

Vaccini concomitanti

Il brevetto, come comunicato dall’agenzia ufficiale Xinhua che cita a sua volta il Quotidiano del Popolo, è stato concesso dall’Amministrazione nazionale per la proprietà intellettuale. La richiesta era stata avanzata congiuntamente dall’Accademia delle scienze mediche militari e da CanSino Biologics. Si tratta insomma del primo vaccino made in China, sviluppato da un gruppo di ricercatori guidato da Chen Wei, dell’Istituto di medicina militare. Ha un nome meno evocativo rispetto a quello russo: si chiama semplicemente Ad5-nCoV. Secondo le autorità cinesi dovrebbe spianare la strada a una produzione di massa in tempi piuttosto rapidi nel caso di un ritorno della pandemia, come precisato dalla China National Intellectual Property Administration.

E si basa sulla tecnica dell’adenovirus, vettore di una versione ricombinata del coronavirus. Pechino assicura che il vaccino in questione ha già dimostrato di indurre una risposta immunitaria e di non avere effetti tossici. Da notare comunque la data dell’approvazione del prodotto: l’11 agosto scorso (ma resa nota soltanto oggi). La Cina sostiene insomma di aver dato il via libera al proprio vaccino lo stesso giorno in cui Putin ha annunciato quello russo. Curiosa concomitanza.

Eugenio Palazzini

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