Roma, 10 lug – Kim Darroch, ambasciatore britannico a Washington, si è dimesso. Dopo la nota informativa, che doveva restare segreta ma è stata resa pubblica, in cui il diplomatico del Regno Unito definiva Donald Trump “inetto, insicuro e vanesio”, era arrivata la replica pesante del presidente americano: “L’ambasciatore che la Gran Bretagna ci ha rifilato non ci esalta molto, è un uomo molto stupido. Dovrebbe parlare con il suo Paese e il suo primo ministro Theresa May, dei loro falliti negoziati sulla Brexit e non arrabbiarsi per le mie critiche su quanto siano stati gestiti male”, aveva scritto Trump su Twitter.

Un affondo che Londra ha di fatto incassato come un pugile già arreso, mostrando così una certa debolezza, dovuta senz’altro anche all’attuale crisi di governo. Dopo le polemiche, Darroch ha deciso di lasciare l’incarico e in generale la carriera diplomatica. In effetti la sua uscita era stata ben poco consona al suo ruolo ed ha generato una mini-crisi tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti.

“L’attuale situazione mi sta rendendo impossibile ricoprire il mio incaricocome vorrei”, ha scritto Darroch nella sua lettera di dimissioni. “Credo che nelle circostanze attuali la linea di condotta responsabile sia consentire la nomina di un nuovo ambasciatore. Sono grato a tutti coloro che mi hanno offerto sostegno, nel Regno Unito e negli USA, in questi giorni difficili. Porto a casa il senso della profondità e della vicinanza delle relazioni fra i nostri due Paesi”, ha concluso Darroch, sottolineando “l‘integrità del servizio civile britannico”, che a suo avviso suscita “l’invidia del mondo”. Ho “piena fiducia che i suoi valori resteranno in mani sicure”, ha scritto infine l’ambasciatore dimissionario.

Londra ha mollato l’ambasciatore?

Theresa May, nel Question Time alla Camera dei Comuni, ha voluto rivendicare “il pieno sostegno” che il suo governo ha dato a Darroch. “Sir Kim ha servito il Regno Unito per tutta la vita e abbiamo un enorme debito” di riconoscenza nei suoi confronti, ha dichiarato il premier britannico, specificando che i governi dipendono anche da “consiglio franco” dei suoi alti funzionari. Mentre il leader laburista laburista Jeremy Corbyn ha giudicato “ingiuste” le dimissioni dell’ambasciatore britannico. Nessuna difesa invece da parte del probabile prossimo premier Boris Johnson. E questo la dice lunga sul nuovo corso che potrebbe intraprendere Londra in politica estera.

Eugenio Palazzini

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