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Roma, 11 nov – Paesi Bassi, Regno Unito, Canada, Australia e Francia hanno accusato il 4 ottobre scorso la Russia di avere incrementato l’offensiva sul piano della cyber war contro l’Occidente e, in particolare, hanno denunciato il tentativo di attaccare al livello informatico il quartier generale dell’Organizzazione per il divieto di armi chimiche (OPCW) situato a L’Aia. La reazione di Amsterdam è stata l’espulsione  immediata delle quattro spie russe. Difficile tuttavia non sottolineare come questa rilevante notizia sia stata rivelata soltanto oggi nonostante il cyber attacco sia stato posto in essere  lo scorso aprile.
Ebbene, che lo spionaggio russo costituisca una realtà ciò costituisce da un lato un dato di fatto e dall’altro lato una conseguenza inevitabile di una permanente conflittualità tra stati sovrani per l’egemonia politica ed economica. Tuttavia i servizi russi non sono gli unici attori che agiscono sul fronte dello spionaggio economico e militare  contro l’Occidente.
I cinesi – come abbiamo avuto modo di sottolineare diverse volte – praticano una offensiva spionistica ancora più ampia e capillare rispetto a quella russa. Ma non dobbiamo né possiamo ignorare il fatto – come indicato dai files Skripal – che le azioni di intelligence sono anche svolte dagli  inglesi nei confronti della  Russia. Di conseguenza denunciare solo lo spionaggio russo significa prendere in considerazione solo una parte della realtà oscurando deliberatamente ciò che fanno costantemente le altre agenzie di intelligence.
Ora la postura  offensiva russa può anche essere letta come una reazione legittima – dal punto di vista della realpolitik – alle scelte compiute dagli Stati Uniti in relazione all’allargamento della NATO o alla crisi ucraina. D’altronde, sotto il profilo della intelligence, gli Usa sono nettamente superiori agli altri paesi sul piano del  budget, sul piano tecnologico etc. Complessivamente non solo  lo spionaggio politico ed economico degli americani non è paragonabile a quello dei russi – i media europei e i think tank d’altronde lo denunciano solo molto raramente e timidamente – ma dobbiamo realisticamente domandarci in quanto europei chi contribuisca di più al nostro indebolimento militare ed economico se la Russia o l’unilateralismo americano.
In ultima analisi,se certamente è opportuno attuare da parte europea una contro-offensiva sul piano della intelligence nei confronti dello spionaggio russo e cinese, dobbiamo – in quanto europei – salvaguardare i nostri  interessi  economici e militari impedendo che l’Europa continui ad essere  una sorta di Kadena Air Base – come quella di Okinawa – allargata.
Giuseppe Gagliano



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