Roma, 27 dic – Dopo lo scandalo del software Pegasus, gli stretti rapporti di collaborazione tra Israele e Italia nell’ambito dell’intelligence non si sono incrinati. Al contrario, pare si siano sempre più consolidati. D’altronde la professionalità e l’efficienza dell’intelligence israeliano nel campo della cybersicurezza è nota e apprezzata a livello globale. Resta naturalmente il dubbio che questa sia solo collaborazione ma che possa trattarsi invece di una subordinazione o addirittura di una ulteriore erosione della sovranità delle nazioni che collaborano con i servizi israeliani. Com’è il caso, per l’appunto, dell’Italia.

Di cosa stiamo parlando esattamente? Come spiega Formiche, “Log4Shell è diventato un problema di sicurezza (inter)nazionale. La vulnerabilità zero-day della libreria Java scoperta a novembre da Alibaba toglie il sonno da giorni all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn) guidata da Roberto Baldoni. Che intanto ha lanciato l’allarme ai naviganti, parlando in un comunicato di “una vasta e diversificata superficie di attacco sulla totalità della rete”. Questo giovedì un convegno a Bari è diventato il pretesto per un incontro operativo e dietro le quinte tra l’Acn e la sua “gemella” israeliana, il Direttorato nazionale cyber israeliano (Incd). A dirigere i lavori da una parte Baldoni, dall’altra il direttore generale dell’agenzia israeliana Yigal Una, entrambi intervenuti alla conferenza Cybersecurity for digital transformation”.

Cybersicurezza: l’Italia subordinata a Stati Uniti e Israele?

La collaborazione aperta o dietro le quinte fra servizi di sicurezza è quantomai ovvia e auspicabile. Tanto più di fronte a pericoli globali come quelli relativi al terrorismo o alla sicurezza informatica. Tutto sta naturalmente nel decidere e capire se si tratta di una collaborazione paritaria o no. Se è insomma volta o meno a subordinare e condizionare le scelte della nostra intelligence a quelle servizi di sicurezza di altre nazioni. D’altronde l’agenzia di cybersicurezza israeliana è stata molto attiva in questo ultimo periodo. Per esempio durante il Cyber tech Expo di Tel Aviv è stata stretta un’intesa con l’Australia. Durante l’incontro, l’ex premier Netanyahu non ha nascosto la volontà da parte di Israele di rivaleggiare con la Nsa americana. Parallelismo, questo, indubbiamente inquietante per i comuni mortali visto e considerate le rivelazioni fatte da Edward Snowden.

Ma all’interno dell’intelligence israeliana non sono tutte rose e fiori, vi è semmai una lotta di potere molto accesa. Stiamo alludendo ai contrasti che ci sono stati e ci sono tra Yigal Unna, capo dell’Incd, e Nadav Argaman, direttore del servizio di sicurezza interna, Shin Bet, sul ruolo di ciascun organismo nel cyberspazio israeliano. Parte della tensione con lo Shin Bet deriva dai passi compiuti dall’Incd per entrare nel settore bancario e delle comunicazioni del paese per raccogliere la cyber intelligence. Il settore delle comunicazioni è definito dalla legge come parte del mandato dello Shin Bet, mentre il settore bancario è supervisionato dalla Banca di Israele. Unna, che era a capo del Cyber-Sigint Infrastructure Department dello Shin Bet, ha assunto la carica di capo dell’Incd, una fusione dell’Israel National Cyber Bureau (INCB) e della National Cyber Security Authority (Ncsa), alla fine del 2017.

Poc’anzi dicevamo dell’attivismo a livello globale dell’intelligence nel contesto della sicurezza israeliana. Pochi sanno che Facebook, che ha preso parte all’International Homeland Security Forum organizzato dal ministero israeliano della pubblica sicurezza a Gerusalemme dall’11 al 14 giugno, è servito a porre in essere un confronto tra l’ex direttore del Mossad Yossi Cohen, Yigal Unna, il capo della Israel National Cyber Directorate ed Erin-Marie Saltman, capo della politica antiterrorismo di Facebook per l’Europa e il Medio Oriente. Questo incontro è servito a rimuovere i contenuti legati al terrorismo e all’antisemitismo. Il dato interessante è che Saltman è stato l’unico partecipante non israeliano all’evento. L’impressione – se ci è consentita la provocazione – è che insomma la nostra nazione abbia delegato per l’ennesima volta la sua sovranità digitale agli Stati Uniti e a Israele.

Roberto Favazzo

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3 Commenti

  1. Questi articoli sono importanti e consentono di cominciare a configurare i nuovi confini (consiglio anche di seguire la traccia lasciata dalla applicabilità di certi antivirus), in un mondo parallelo e più pericoloso perché troppo sconosciuto e ancora meno trasparente del passato!
    Che Java fosse un cavallo di Troia, ormai è già barzelletta ! Per farvi sorridere un poco, ricordo, più di dieci anni fa, un tassista a Milano, sposato con una polacca, molto prolifica, che da povero indebitato a cui ho prestato soldi senza interessi, ne è saltato fuori finendo a Bruxelles a lavorare in ambiente Java !! Spione traduttore, insomma.

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