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Roma, 15 mag – Nonostante l’appartenenza allo schieramento della sinistra europea (sono membri dell’Alleanza progressista e del Partito socialista europeo), il Partito socialdemocratico di Danimarca sull’immigrazione sta attuando da tempo politiche molto severe. Anche e soprattutto con l’obiettivo di tutelare gli interessi della classe lavoratrice che da sempre lo appoggia.



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Negli ultimi anni il governo di Copenhagen non solo ha imposto norme stringenti per accettare i nuovi arrivati da fuori Europa, ma ha anche ridotto enormemente il numero degli accolti. Di recente ha anche iniziato a rimpatriare molti “rifugiati” siriani in quanto alcune zone della Siria ora sono considerate sicure. Tutto questo tuttavia non basta a fermare il numero degli arrivi. Sono ancora in molti, infatti, a tentare di giungere in ogni modo in Danimarca. Dove poi rimangono fino a quando la loro domanda non viene esaminata. Ciò crea non pochi problemi, in quanto questi rischiedenti asilo possono rendersi irreperibili, diventando così clandestini a tutti gli effetti.

Un centro in Ruanda: così la Danimarca sull’immigrazione stringe ancora di più le maglie

Per risolvere il problema è stato così sottoscritto un accordo con il Ruanda per aprire nella nazione africana un centro per accogliere tutti coloro che chiedono asilo, in attesa che le loro domande siano esaminate. Con questo stratagemma il governo vuole togliere a tutti i potenziali richiedenti asilo l’incentivo a intraprendere il viaggio verso la Danimarca. I socialdemocratici hanno così mantenuto una promessa fatta agli elettori nel 2019, la quale prevedeva di ospitare i richiedenti asilo in Paesi terzi al di fuori dell’Europa. Com’è facile immaginare, l’accordo è stato duramente criticato da Amnesty International e da altre organizzazioni umanitarie, nonchè dalle Nazioni Unite. L’esecutivo non sembra però volersi far influenzare ed è determinato a proseguire su questa strada.

Giuseppe De Santis

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