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Damasco, 21 mar – Strage di civili a Damasco per i missili lanciati da ribelli del Ghouta Orientale in città, alla vigilia della festa della mamma. Sono almeno 37 i morti, e 35 feriti che potrebbero essere moti di più, al mercato di Jaramana, alla periferia di Damasco, causati dalle bombe dei ribelli. Le vittime stavano comprando regali per la ricorrenza della festa della mamma che in Siria, come in quasi tutto il Medio Oriente, ricorre oggi. Alcuni testimoni hanno parlato di un’esplosione “terrificante”.
Quello di ieri è il bombardamento più pesante avvenuto su Damasco da quando è cominciata l’offensiva governativa del governo del presidente Bashar al Assad nel Ghouta Orientale volta a liberare l’ultima enclave terroristica alle porte della città. A essere colpiti in particolare sono i quartieri cristiani alla periferia della città. Kashkul, dove c’è il mercato della strage di ieri sera, risulta essere il più colpito, ma alcuni ordigni hanno raggiunto anche il quartiere di Imara, nel centro della capitale siriana. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Sana, che cita fonti della polizia, un altro missile è esploso nella zona di Mazze, nel centro di Damasco, e ha ferito un bambino.
Nell’ultimo periodo, infatti, i gruppi ribelli in lotta contro il governo hanno rafforzato gli attacchi di artiglieria e i lanci di razzi verso i quartieri centrali della capitale. Violenze quotidiane perpetrate dai miliziani nel silenzio dei media e dei governi occidentali, che sono concentrati solo nel raccontare le vicenda del Ghouta, ultima sacca in mano ai ribelli.
Ma a colpire Damasco pare ci sia anche lo Stato Islamico. Si ritiene che siano almeno 36 i morti tra le forze fedeli ad Assad, nel corso di un attacco a sorpresa dell’Isis a Qadam, un distretto meridionale di Damasco precedentemente controllato dai ribelli. La fonte della notizia è l’Ondus, l’Osservatorio siriano per i diritti umani, l’organizzazione non governativa con sede a Londra che simpatizza per i ribelli siriani. Il governo di Damasco, però, non conferma. Pare che il sedicente “califfato” abbia rivendicato l’attacco con un comunicato diffuso sul web, pubblicando anche le foto di alcuni prigionieri con la tuta arancione mentre vengono giustiziati pubblicamente.
Anna Pedri



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