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Roma, 28 mag – We have a dream: un ministro degli Esteri. Non osiamo pretendere competenza, quella è un miraggio da chimerico Iperuranio, ci basterebbe un minimo di applicazione al ruolo. Se non altro per compensare l’impreparazione, Luigi Di Maio potrebbe almeno tentare di non farci sembrare il suo ruolo un mero ricollocamento pro tempore per esigenze di accordo governativo con il Pd. Invece nulla, anche questo sembra troppo. Non resta allora che sperare nella messinscena, ovverosia: l’ex leader pentastellato si finga ministro degli Esteri. Sì perché almeno avremmo una comparsa che in apparenza rappresenta l’Italia là dove urge presenza. In Libia, ad esempio, che da nostra quarta sponda si è trasformata in antro della Circe da cui escono all’improvviso nuovi protagonisti.

Beffati da Malta

E se la spartizione dell’ex colonia italiana è ormai appannaggio di Russia e Turchia, adesso ci soffia accordi sul campo anche un microstato come Malta. Non parliamo di accordi commerciali o diplomatici qualunque, bensì di strategici patti per impedire l’arrivo di immigrati clandestini. Il governo di La Valletta non è andato in letargo, non ha atteso la fine del rigido coronavirus. E ci ha bruciato stringendo un patto con Tripoli che per l’Italia sa di beffa clamorosa. Il premier del governo di accordo nazionale, Fayez al Sarraj, ha infatti sottoscritto un memorandum di intesa con l’omologo maltese, Robert Abela, per rafforzare la lotta all’immigrazione irregolare e più in generale i rapporti bilaterali. “Le due parti hanno discusso della missione Irini”, che l’Unione europea ha annunciato per attuare l’embargo delle Nazioni unite sulle armi, “e hanno convenuto che questa missione dovrebbe tener conto delle riserve espresse dalla Libia e da Malta”, si legge nella nota a riguardo.

L’accordo con Tripoli

Tripoli ha più volte protestato, perché la missione Ue non prenderebbe in considerazione il controllo dello spazio aereo e dei confini orientali della Cirenaica da dove giungono armi e munizioni destinate alle truppe del generale Khalifa Haftar. Malta, al contempo, si è rifiutata di partecipare alla missione riscontrando assenza di sostegno e solidarietà da parte degli altri Stati europei, soprattutto per quanto riguarda il ricollocamento degli immigrati. Così La Valletta si è mossa in solitaria, con il premier Abela che è volato a Tripoli in visita ufficiale, accompagnato dal ministro dell’Interno, Byron Camilleri, e da quello degli Esteri, Evarist Bartolo. Al Times of Malta, una fonte ha spiegato cosa sarebbe emerso dall’incontro: “Malta potrebbe fare da ponte tra la Libia e l’Ue” poiché “dobbiamo fermare il traffico di esseri umani e salvare le vite in mare”. Traduzione? A meno che Di Maio non si svegli all’improvviso, gli sbarchi continueranno soltanto sulle coste italiane.

Eugenio Palazzini

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