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gpo-mn-doregoldRoma, 29 lug – Nei giorni scorsi il ministro degli esteri dell’Autorità palestinese, Riyad al-Maliki, in un discorso tenuto prima di una riunione della Lega araba in Mauritania, a nome del presidente Mahmoud Abbas, aveva chiesto sostegno nella messa a punto di una procedura legale contro la Gran Bretagna per la Dichiarazione Balfour del 1917. A poche ore di distanza, Dore Gold, nominato direttore generale del ministero degli Affari esteri israeliano da Netanyahu, in un comunicato, ha dichiarato: “A parte l’evidente mancanza di qualsiasi base giuridica per la rivendicazione di Abbas, l’iniziativa stessa dimostra ancora una volta il persistente rifiuto della controparte palestinese di riconoscere la legittima e originaria connessione del popolo ebraico alla sua antica patria“. Il documento in questione, risalente al 2 novembre del 1917, è quello attraverso il quale l’allora ministro degli esteri inglese Arthur Balfour espresse ufficialmente l’intenzione del Regno Unito di sostenere “la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico“, in vista della futura spartizione del paese e dell’imminente mandato britannico sulla Palestina dopo la conclusione del primo conflitto mondiale ed il disfacimento dell’impero ottomano.

Una missiva indirizzata a Lionel Walter Rothschild, in quanto rappresentante della comunità ebraica inglese e referente del movimento sionista, che venne poi inclusa nei trattati di pace che assegnavano ufficialmente la Palestina al Regno Unito, un atto che, prosegue Gold, “ha avuto l’effetto di trasformare la posizione politica espressa nella Dichiarazione Balfour in un obbligo giuridico riconosciuto a livello internazionale”. Secondo la parte israeliana, questo atto spiegherebbe la pretesa di inserire il riconoscimento della legittimità di Israele in ogni negoziato; riconoscimento che quest’atto metterebbe in dubbio. Ora, in attesa di capire se le intenzioni siano serie e quali saranno le argomentazioni addotte,  è indubbio che l’iniziativa palestinese presta il fianco a queste critiche e sembra avere un forte sapore propagandistico: cosa si spera concretamente di poter ottenere? Ma, questioni di real politik a parte, l’iniziativa ha, se non altro, il merito di ricordare il contesto storico che vide, trent’anni dopo, la nascita dello stato di Israele, probabilmente anche in contraddizione con uno dei passaggi di quella famosa dichiarazione: “Il governo di Sua Maestà […] si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina”.

Ma è certo che  proprio nella volontà affermatasi e che portò un popolo a colonizzare la terra d’altri in nome di un diritto tuttalpiù risalente a migliaia di anni prima, in una concezione di popolo che contraddice i principi stessi dello stato laico, con le conseguente sparizione della Palestina e, di fatto, l’erosione dei diritti delle popolazioni arabe che ci vivevano, è possibile ritrovare l’origine dei mali che hanno sconvolto e continuano a sconvolgere quella regione.

Emmanuel Raffaele

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4 Commenti

  1. Volete che ve la dica tutta? A me questo atteggiamento filo-palestina di certa destra radicale, dovuto semplicemente a ostilità per gli ebrei, sta molto sul cazzo. Io non amo né gli uni né gli altri, non mi frega una minchia se gli ebrei hanno rubato la terra ai palestinesi, sono cazzi loro. A me interessa che non rubino la mia, di terra, ma purtroppo ci stanno riuscendo. E non sono ebrei, ma musulmani.

  2. Perché chi credi che ci sia dietro l’istigazione dell’emigrazione? Basta vedere la fine fatta dai paesi confinanti con quello stato che sempre di più appare per quello che è: l’acropoli dei massoni (L’Agorà essendo a new York, esattamente wall street).
    È lo stesso errore commesso della chiesa: siccome gli ebrei adesso non sembrano più cercare il dominio sul mondo come quando si facevano chiamare comunisti, ma sembra si accontentino della terra promessa, allora pensano (lasciandolo credere anche a chi non studia) che un prezzo così piccolo lo si possa ben pagare (tanto mica paghiamo noi: pagano quelli che ci vivono, o vivevano..).
    Poveri illusi: il loro dominio sarà il mondo anche se adesso non sono più i difensori del proletariato ma sono tornati a vestire i panni del popolo eletto “chiagne e fotte!”. Perché vogliono da sempre che tutti i re e tutti i popoli paghino per loro tributi sì da non fargli fare un cazzo dalla mattina alla sera.
    La Palestina è la breccia di porta pia sul mondo e menomale che esistono i palestinesi che nonostante tutto fanno figli e vanno avanti. Noi avremmo difeso con altrettanta tenacia la nostra terra? Onore a loro!

    • Finché hanno potuto, sono stati i nazionalsocialisti a mandare gli ebrei in Palestina. Che poi oggi ebrei come Soros siano dietro al fenomeno delle migrazioni di massa, è un fatto acclarato, ma smettiamola con certe banalità complottiste, che sanno più di consolazione per mediocri e falliti che analisi geopolitiche (e metapolitiche) serie. Il mondo ebraico è molto più frammentario e diviso di quanto sia la destra internazionale. Non parliamo poi della massoneria, ricettacolo di straccioni vanitosi che godono quando i disinformati attribuiscono loro il potere che non hanno. Il mondo è molto più complicato di come le “dietrologie mainstream” lo fanno apparire.

  3. Sì, il mondo ebraico è molto frammentario e diviso ma riescono a far convergere la massa verso l’ideologia trainante. Oggi questa si chiama sionismo e fungerà da faro del mondo ebraico fino ai primi segni di cedimento, ovvero fino alle prime sconfitte militari. Poi chissà cosa tireranno fuori dal cilindro fermo restando la volontà di dominio sul mondo.
    Hanno sempre deciso cosa abbattere: se ai primi del novecento erano gli imperi figli della nobiltà cavalleresca per far posto agli Stati nazionali, è da ormai un ventennio che assistiamo alla volontà di distruzione degli stati nazionali in favore di raggruppamenti religiosi. Tutto e sempre a loro vantaggio.

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