Roma, 18 apr – Mario Draghi è risultato positivo al Covid. Il primo ministro è asintomatico, ma non potrà recarsi – come da programma – in Angola e in Congo. Le due visite istituzionali sono infatti previste per mercoledì 20 e giovedì 21 aprile, ma il premier questa settimana dovrà restare in isolamento.

Draghi ha il Covid, missione affidata a Di Maio e Cingolani

Così, a trattare le forniture di gas dai due Paesi africani, ci saranno il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e quello per la Transizione ecologica Roberto Cingolani (già presenti ad Algeri nel primo “viaggio” in Africa). La missione italiana rientra infatti nel nuovo piano del governo volto all’affrancamento dalla dipendenza dal gas russo e segue l’accordo siglato con l’Algeria – dove Draghi si è recato per firmare un contratto da 9 miliardi di metri cubi di forniture aggiuntive – e con l’Egitto. Da quest’ultima nazione otterremo 3 miliardi di metri cubi in più di Gnl, nonostante i malumori di parte della maggioranza per via del caso Regeni.

Il problema del gas africano

Grazie ai nuovi accordi con Algeria, Qatar, Angola e Congo, il governo italiano punta a una fornitura complessiva di 20 miliardi di metri cubi di gas annui. In tal modo dovremmo ridurre, sulla carta, di due terzi la dipendenza dal gas di Mosca. Sussistono però una serie di problemi, piuttosto seri, che non forniscono la garanzia di questo contributo complessivo. A prescindere dalla questione strettamente etica (rinunciare alla Russia per vincolarsi al Qatar non significa certo fare un gran salto di qualità), restano due sostanziali incertezze.

La prima: le nazioni africane sopra elencate sono storicamente instabili, in particolare Angola e Congo, dunque gli accordi siglati potrebbero saltare da un momento all’altro. La seconda: il gas dei giacimenti angolani e congolesi arriverebbe sotto forma di gas naturale liquefatto, ma abbiamo grossi problemi allo stato attuale con il funzionamento dei rigassificatori a nostra disposizione. Non solo, la distanza geografica da queste due nazioni africane potrebbe già di per sé far schizzare i costi di trasporto e resta comunque un problema di obsolescenza marcata degli impianti di Angola e Congo.

Eugenio Palazzini

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