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american sniperRoma, 25 feb – L’assassino di Chris Kyle, il soldato americano che ha ispirato il film American Sniper, di Clint Eastwood, è stato condannato all’ergastolo. La giuria al processo, che si è tenuto nella cittadina texana di Stephenville, ha respinto la teoria della difesa sull’infermità mentale del 27enne Eddie Ray Routh, anch’egli ex marine.

I problemi mentali di Routh sono comunque noti ed era stata proprio la sindrome da stress post-traumatico a spingere questo veterano dell’Iraq a incontrare Kyle, detto “La Leggenda”, che da problemi analoghi era uscito grazie a un programma che gli permetteva appunto di aiutare altri veterani.

Il 2 febbraio 2013, quindi, Routh si era incontrato con Kyle. Il cadavere di “The Legend” e quello dell’amico Chad Littlefield furono poi scoperti in una pozza di sangue nel poligono, mentre Routh fu arrestato ad un centinaio di km di distanza a bordo del pick up di Kyle. Una pistola semiautomatica, usata per l’omicidio fu trovata in seguito nella sua abitazione. “Sapevo – disse poi Routh riferendosi a Kyle – che se non avessi preso la sua anima, avrebbe preso lui la mia”.

L’accusa ha tuttavia mostrato che il reduce faceva uso di stupefacenti e beveva alcol in quantità considerevole, ma sapeva ciò che faceva. Come annunciato prima del processo, non è stata chiesta la pena di morte, ma la decisione della giuria si è automaticamente tramutata in carcere a vita per l’imputato, senza di diritto di chiedere la libertà condizionata.

La notorietà dell’ex Navy Seal, divenuta globale dopo il film a lui dedicato, aveva complicato enormemente le cose all’inizio del processo: l’uomo è praticamente un eroe nazionale e tutti conoscono il suo caso, anche grazie al contributo di Hollywod. I giudici si chiedevano se fosse possibile, per una giuria, esprimere una sentenza che rispecchiasse il secco andamento dei fatti anziché l’idea di questo caso che si è sedimentata nell’opinione pubblica.

Giuliano Lebelli

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