Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 15 apr — Anche la Evian finisce nella tagliola del politicamente corretto. O meglio, ci cade direttamente da sola, e finisce per subire sia gli attacchi dell’inquisizione buonista sia di coloro che, al contrario, di questa deriva ne hanno piene le scatole. E che, almeno stavolta, sembrerebbero in sovrannumero rispetto ai primi.

Evian e il tweet incriminato

Tutto nasce dal tweet dell’azienda datato il 13 aprile, primo giorno di ramadan, il mese sacro per i fedeli di religione musulmana in cui è vietato bere e mangiare dall’alba al tramonto. «Retwittate se avete già bevuto il vostro litro d’acqua», recitava il messaggio lanciato dall’azienda. Provocando così le ire di alcuni degli esponenti più intransigenti della comunità islamica secondo i quali, evidentemente, Evian avrebbe dovuto smettere di pubblicizzare il proprio prodotto per non dare loro fastidio. «Ma perché lo avete pubblicato proprio oggi?», «Non lo sapete che sono in milioni a digiunare in Francia da oggi?». Così come, del resto, milioni di persone in Francia non stavano praticando il digiuno. Come la mettiamo, quindi?

Le inutili scuse

Onde evitare di incorrere nelle ire della comunità islamica — che, in Francia, sappiamo essere molto suscettibile e sensibile alle provocazioni, per usare un eufemismo — Evian ha cercato di mettere una pezza alla situazione. E se le accuse di islamofobia e razzismo da parte di qualche musulmano sono in questo caso pretestuose e fuori luogo — cosa si deve fare per accontentarli? Smettere di pubblicizzare bevande e cibarie per tutto il periodo del ramadan? — ancora più penosa è stata la calata di braghe di Evian. Che si è scusata, letteralmente, per aver fatto il proprio lavoro: pubblicizzare il prodotto in vendita. «Buonasera, il team di Evian si scusa per la goffaggine di questo tweet che non intendeva essere provocatorio», è stata la replica.

Politici in rivolta

Scuse che, comprensibilmente, hanno provocato le ire di gran parte degli utenti Twitter, compresi molti esponenti politici di destra e conservatori d’Oltralpe.  «L’esempio lampante di piccole sottomissioni quotidiane all’Islamismo e ai suoi scagnozzi che cercano di imporci le loro opinioni!». Così, ad esempio, ha tuonato l’eurodeputata Virginie Joron, presidente del gruppo Rassemblement national (Rn) Grand Est.

Per il senatore della Vandea e presidente del gruppo Les Républicains al Senato Bruno Retailleau, l’episodio è sintomo di «una grave deriva» della Francia: «A differenza delle teocrazie musulmane, la Francia non si ferma durante il Ramadan. La laicità è anche un patto di discrezione. Tutti devono sottomettersi ad esso». Gli ha fatto eco Jean-Paul Garraud, eurodeputato RN, descrivendo il caso come «patetico».

Cristina Gauri

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

  1. forse alla evian credono che i musulmani comprino la loro acqua?
    sono gli europei,che lo fanno:
    nardafricani e simili vanno ad alcolici o acqua di rubinetto.

    e questa calata di braghe porterà molti a comprare un’altra marca…
    me compreso.

Commenta