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New York, 28 apr — Un’altra bella dimostrazione della «dottrina d’amore e inclusione» propagandata dal Black lives matter e spalleggiata dai gestori delle piattaforme social viene da New York. Un’attivista afroamericana del movimento, la 32enne Jessica Beauvais, ha investito con la propria automobile un poliziotto, uccidendolo. La donna aveva appena trasmesso un livestream su Facebook in cui aveva gridato per due ore «fottiti polizia» e altre invettive nei confronti delle forze dell’ordine.



L’attivista Black lives matter uccide l’agente di polizia 

Beauvais, madre di un bambino di 13 anni, ha posto fine alla vita dell’agente Anastasios Tsakos, poliziotto della stradale. Al momento dell’impatto l’uomo stava deviando il traffico dopo un incidente stradale. L’uomo, 43 anni, lascia due figli piccoli. Fonti della polizia affermano che la donna ha confessato di aver bevuto vodka, vino e fumato erba prima di mettersi al volante. Dopo lo scontro Beauvais si è allontanata dalla scena del crimine con il parabrezza «completamente in frantumi» prima di essere fermata dalla polizia.

La diretta Facebook

«Questa settimana parleremo dell’ipocrisia del processo a Derek Chauvin – o dell’ipocrisia che pervade questo fottuto sistema di giustizia», ha dichiarato Beauvais all’inizio del Live Facebook, durato quasi due ore, del suo programma radiofonico Face the Reality. Inneggiando al Black lives matter la donna sosteneva che il rischio di morire di un poliziotto è «parte del lavoro» perché è ovvio che la gente «può provare a ucciderti». La 32enne ha quindi proseguito insultando le forze dell’ordine e bevendo shottini. Infine, al termine della trasmissione, si è messa alla guida del suo veicolo. 

La accuse

A momento dell’arresto l’attivista Black lives matter, a cui tra l’altro era stata già tolta la patente, si è messa piangere. «Non volevo ucciderlo», ha dichiarato. Ora dovrà affrontare 13 capi di imputazione. Tra questi, omicidio colposo di secondo grado, omicidio colposo aggravato di secondo grado, omicidio colposo veicolare di secondo grado e omissione di soccorso. Rischia fino a 15 anni di carcere se condannata.

Cristina Gauri
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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. omicidio volontario,altro che storie….
    per fortuna che è successo in america:
    questa si passerà almeno una trentina di anni in galera,
    forse anche di più.

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