Il Primato Nazionale mensile in edicola

Bruxelles, 19 giu – “Oggi passiamo a una fase cruciale verso l’uscita della crisi” e sul Recovery fundnon possiamo permetterci alcun ritardo“. E’ in queste parole pronunciate stamattina dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen prima dell’avvio del Consiglio Ue in videoconferenza sul Recovery Fund e il bilancio 2021-2027 della Ue, che è racchiuso il senso della farsa dei negoziati sul pacchetto di prestiti per l’emergenza coronavirus. Mentre la von der Leyen dice che “dobbiamo mantenere uniti i nostri sforzi” e pubblicizza la nuova “creatura” Next Generation Ue, snocciolando cifre – “enorme stimolo di 1.850 miliardi di euro” – quello che è chiaro prima ancora che il Consiglio europeo di oggi inizi è che le resistenze dei “falchi del nord”, quelli che la stampa filo giallofucsia chiama con un eufemismo “Paesi frugali”, sono tali che non è possibile trovare alcuna quadra sulle proposte della Commissione Ue, a partire dal Recovery fund. E in ogni caso ci vorrà molto tempo. Insomma, i famigerati 172 miliardi (saranno sicuramente di meno) che spetterebbero all’Italia rimarranno una chimera irraggiungibile troppo a lungo per essere utili a una crisi economica che c’è adesso e che è devastante.

Se e quando ci saranno, i soldi per l’Italia sono meno del previsto

Come se non bastasse, se e quando il piano sarà approvato, il totale di soldi per l’Italia (in prestito, sia chiaro) si ridurrà drasticamente, come anticipa La Stampa.  Questo perché il volume totale del Recovery fund molto probabilmente scenderà al di sotto dei 750 miliardi proposti dalla Commissione. Ma anche perché durante il Consiglio Ue di oggi si consumerà un duro scontro per modificare i criteri di distribuzione dei soldi in modo tale che all’Italia ne arrivino di meno.

I falchi del nord chiedono condizionalità più rigide

Inoltre i “falchi del nord” (Austria, Danimarca, Olanda e Svezia, sostenuti dalla Finlandia) chiedono condizionalità più rigide e maggiori controlli una volta assegnati i fondi. Gli stessi Paesi inoltre sono contrari ad incrementare gli anticipi per il 2020, come chiesto dall’Italia (al momento ci sarebbero soltanto 11,5 miliardi per tutti i 27 Paese Ue. Anzi, c’è chi fa presente che se il governo italiano ha bisogno di soldi subito può sempre ricorrere ai 37 miliardi del Mes, la trappola del Fondo salva Stati che comporterebbe il commissariamento della nostra economia. A quanto pare poi il premier Giuseppe Conte vorrebbe presentare la richiesta al Mes solo quando ci sarà già un accordo sul Recovery. Ma la Germania ha già detto chiaramente al governo giallofucsia che a prescindere dalle formule, senza condizionalità (e Troika che controlla) l’Italia non riceverà soldi.

La Merkel vuole mettere altri paletti ai prestiti

Tornando al “bazooka” caricato a salve, il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, nei giorni scorsi ha ricordato che la proposta franco-tedesca era di 500 miliardi, non 750 (mettendo così una pietra tombale sulla “potenza di fuoco” del Recovery). Oggi la cancelliera Angela Merkel chiederà pure di ridurre la durata del fondo al momento fissata a 4 anni nonché di accorciare la durata dei prestiti, stabilendo subito come vanno rimborsati. Altro messaggio chiaro e forte all’Italia arriva dal ministro delle Finanze austriaco, Gernot Blumel, che – a nome dei falchi del nord – ribadisce di essere assolutamente contrario a finanziamenti a titolo gratuito. C’è sempre il Mes, dice.

Ecco perché a tutt’oggi non ci sono le condizioni per una trattativa e il Consiglio Ue appare una pura formalità. L’Italia è nell’angolo e qualsiasi cosa dirà Conte del summit di oggi, il dato politico è che la Ue vuole condannarci alla trappola del Mes.

Adolfo Spezzaferro

1 commento

Commenta