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Londra, 13 mag – La sentenza emessa lo scorso 5 maggio dalla Corte costituzionale tedesca rischia seriamente di far crollare l’Unione europea e l’eurozona. A dirlo a chiare lettere è il Financial Times, il più autorevole quotidiano economico del continente. In un editoriale di una delle sue firme di punta, Martin Wolf, questo scenario, infatti, viene presentato come terribilmente realistico: «Gli storici del futuro potrebbero considerare questo evento come il punto di svolta decisivo nella storia dell’Europa verso la sua disintegrazione», scrive Wolf senza girarci troppo intorno.



L’allarme del Financial Times

L’editorialista del Financial Times passa quindi ad analizzare l’essenza stessa del messaggio inviato dalla Corte tedesca alle istituzioni Ue. L’analisi di Wolf è corretta, e questo per due motivi. Innanzitutto, la Corte di Karlsruhe ha sostanzialmente accusato la Bce – attraverso il Quantitative easing varato da Draghi nel 2015 – di aver agito ben oltre le proprie competenze, che dovrebbero limitarsi alle politiche monetarie senza rimettere in discussione le direttive di politica economica stabilite dai trattati europei. Ma, come nota giustamente Wolf, monetary policies are necessarily economic policies, «le politiche monetarie sono necessariamente politiche economiche». L’uovo di Colombo, ovviamente, ma non per i giudici di Karlsruhe. Tradotto: durante una crisi potenzialmente devastante come quella provocata dal coronavirus, la Bce ha tentato di fare quello che fanno tutte le banche centrali, ossia… fare la banca centrale. Cioè, acquistare tutti i titoli di debito necessari dei vari Stati membri, al fine di salvare l’eurozona. Ma questo, appunto, ai costituzionalisti tedeschi non è piaciuto, perché la Bce avrebbe agito ultra vires, vale a dire oltre le sue competenze. La Lagarde ha già fatto sapere che se ne infischia dei rimbrotti della Corte, ma non è così semplice. Se la Bundesbank si attiene agli ordini di Karlsruhe e non risponde più a Francoforte, la Bce perderebbe il suo maggior azionista. Una bella gatta da pelare.

Che scenari si aprono?

In secondo luogo, Wolf scrive correttamente che il punto più critico della sentenza dei giudici teutonici risiede nella rivendicazione del primato del diritto tedesco su quello dell’Unione europea. È un affronto bello e buono all’autorità di Bruxelles, tant’è che diversi europeisti non l’hanno presa bene. Soprattutto Ursula von der Leyen, la presidente (tedesca) della Commissione Ue, che ha affermato di star valutando addirittura la possibilità di avviare una procedura d’infrazione contro la Germania. Un cortocircuito mica male.

A questo punto il Financial Times passa ad analizzare i possibili scenari: 1) la Bundesbank ignora la sentenza della Corte, rimanendo agli ordini della Lagarde: un’eventualità che esporrà la banca centrale tedesca a un sicuro bombardamento dei propri connazionali. «In alternativa – scrive Wolf – la Bce potrebbe semplicemente abbandonare gli sforzi per salvare l’eurozona e andare incontro all’inevitabile». 2) La Commissione europea potrebbe avviare la procedura d’infrazione contro la Germania. Ma, in questo caso, «il suo obiettivo diretto sarebbe il governo tedesco, che è intrappolato tra gli organi della Ue da un lato e la Corte costituzionale dall’altro. E il governo non può cambiare la sentenza». 3) La Germania decide di abbandonare l’eurozona. Soluzione radicale, ma tutt’altro che irrealistica. Al di là dei vari scenari però, spiega Wolf, «una cosa è certa: la Corte costituzionale tedesca ha decretato che anche la Germania può riprendere il controllo [della sua piena sovranità]. Di conseguenza, ha creato una crisi forse irrisolvibile».

Valerio Benedetti

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2 Commenti

  1. Forse, finalmente siamo alla resa dei conti: riforma della truffa euro! Paradossale che la crisi l’abbiano innescata i virtuosi tedeschi (che fanno però come jé pare)

  2. Si sono arricchiti alle nostre spalle e adesso rischiano l’inevitabile baratro per loro stessa mano, godo come un riccio!

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