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Roma, 13 mag – Il decreto Rilancio (già dl Aprile, poi diventato dl Maggio e che dovrebbe chiamarsi decreto Ritardo) con le misure economiche per famiglie e imprese dovrebbe approdare al Consiglio dei ministri, fissato alle 14 di oggi. La maggioranza giallofucsia a quanto pare avrebbe raggiunto un’intesa su quanti soldi dare e a chi. Il decreto, slittato per settimane, era in ostaggio delle divisioni tra M5S e Pd-Iv-LeU su diversi nodi cruciali, a partire da quello della regolarizzazione degli immigrati, che è stato sciolto ieri in tarda serata al termine di una giornata di tira e molla. In questi giorni il governo ha “strombazzato” a ogni piè sospinto che nel decreto ci saranno misure per 55 miliardi. E dal ministero dell’Economia assicurano: “Nessun problema di coperture”. Insomma, questi soldi ci sarebbero. Resta da scoprire come verranno stanziati.



Ecco a chi vanno i soldi per contrastare la crisi scatenata dal lockdown

Mentre sono in corso le ultime valutazioni tecniche sulle misure (lo stallo come abbiamo detto era dovuto alla spaccatura nella maggioranza), cerchiamo di capire che cosa dovrebbe contenere il decreto anti-crisi economica scatenata dall’emergenza coronavirus e dalla serrata generale imposta dal governo. Dovrebbe esserci quindi uno stop all’acconto Irap da 4 miliardi e circa 6 miliardi per i ristori a fondo perduto delle Pmi. Ancora, 2 miliardi per gli interventi che consentiranno la ripartenza delle attività produttive e dei negozi adeguandosi alle norme anti-contagio, circa 10 miliardi per ulteriori settimane di cassa integrazione e 4 miliardi e mezzo per il bonus autonomi, Co.Co.Co, stagionali, artigiani e commercianti. Sono alcune delle cifre dello schema del prossimo decreto Rilancio che è stato portato martedì sera in preconsiglio. Ci sono anche 2 miliardi per le misure fiscali, 2,5 miliardi per il turismo e la cultura, 5 per Sanità e sicurezza. Per la Sanità, ha annunciato il ministro Roberto Speranza a Dimartedì, su La7, ci saranno 3,25 miliardi: saranno destinati all’ospedalità pubblica, all’assunzione di 9.600 infermieri e all’aumento dei posti in terapia intensiva.

Gli aiuti alle Pmi

Per quanto riguarda gli aiuti alle aziende, ci sarebbero 10 miliardi alle micro e piccole imprese (fino a 5 milioni di fatturato) così suddivisi: 6 miliardi di ristori a Fondo perduto; 1 miliardo e mezzo per gli affitti commerciali; 600 milioni per l’eliminazione degli oneri di sistema in bolletta sulle bollette per 3 mesi. A questo si aggiungono: la cancellazione del saldo e acconto Irap di giugno per tutte le imprese da 0 a 250 milioni di fatturato, come richiesto dai renziani di Italia viva, con uno stanziamento di circa 4 miliardi di euro; 2 miliardi stanziati per l’adattamento dei locali aperti al pubblico (credito di imposta cedibile pari al 60% delle spese sostenute, con un tetto di 80mila euro per azienda) che si sommano al credito di imposta sanificazione, che è stato rifinanziato.

I soldi per le famiglie

Arrivano anche i soldi per pagare le pendenze della Pubblica amministrazione: 12 miliardi di liquidità agli enti locali per il pagamento tempestivo dei propri debiti nei confronti dei fornitori. Viste le norme anti-contagio, ci sarà l’azzeramento dell’Iva per i dispositivi di protezione individuali. Inoltre ci saranno 500 milioni per il sostegno a colf e badanti (una copertura, questa, che potrebbe aumentare sensibilmente, visto l’accordo sulla regolarizzazione degli immigrati); la cancellazione delle clausole di salvaguardia Iva per gli anni futuri; l’innalzamento di ecobonus e sismabonus al 110 per cento per i lavori di ristrutturazione delle abitazioni con contestuale cedibilità anche alle banche; circa 700 milioni per congedi parentali e voucher baby sitter; sospensione plastic e sugar tax; sospensione di tutti i pignoramenti su stipendi e pensioni; una ulteriore proroga da giugno a settembre della ripresa dei versamenti sospesi per i mesi di marzo, aprile e maggio; aumento del limite delle compensazioni dei crediti fiscali fino a 1 milione di euro.

Mef: “Tutti i nodi sono stati sciolti”

Dal canto suo, il ministero dell’Economia assicura che “tutti i nodi sono stati sciolti ed è in corso la predisposizione del testo finale del decreto Rilancio, che recepisce tutte le modifiche tecniche concordate al pre-consiglio”. Si tratta ovviamente di soldi a debito. Questo è possibile perché a causa della pandemia di Covid-19 è stato sospeso il Patto di Stabilità Ue sul deficit pubblico. Inoltre il Parlamento ha già approvato in due tranche uno scostamento di bilancio complessivo di 80 miliardi di euro.

Alla luce del fiasco totale con il dl Liquidità – visto che comunque per avere i prestiti si deve passare per le banche – resta forte la perplessità che questo nuovo decreto per aiutare famiglie e imprese riesca a far arrivare in modo rapido e semplice i soldi a chi ne ha bisogno. Dopo mesi di serrata generale ci sono moltissime attività che non riapriranno, con una conseguente perdita di posti di lavoro. In questa ottica, rimandare le tasse di qualche mese non rimetterà in moto l’economia. Perché prima o poi le varie attività produttive e commerciali queste tasse dovranno pagarle, ma c’è il forte rischio che non avranno abbastanza soldi per farlo.

Adolfo Spezzaferro



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