Damasco, 5 dic – L’intervento russo in Siria è stato, in soli due mesi, più risolutivo nei confronti dell’Isis rispetto ai 13 mesi di raid aerei della coalizione a guida Usa, conclusi con un sostanziale nulla di fatto. Uno dei motivi sta nell’aver scelto con cura gli obiettivi da colpire, fra cui principalmente le fonti di reddito del sedicente Stato Islamico. Ecco allora gli attacchi ai pozzi petroliferi requisiti dagli uomini del califfo e grazie ai quali Daesh esporta petrolio in Turchia, come già noto da tempo e denunciato anche da Mosca dopo l’abbattimento del Sukhoi.

Nel video si vedono gli effetti delle operazioni dell’aeronautica russa: un’intera colonna di autocisterne dell’Isis, impegnata nell’attività di contrabbando del greggio verso il confine turco, brucia dopo essere stata intercettata dai cacciabombardieri.

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