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Leader del G7 a riposo

Garmish, Germania, 9 giu – Tante e di portata gigantesca le questioni sul tavolo dei “sette grandi” riuniti nel casello di Elmau presso Garmish Partenkirchen, sulle alpi bavaresi in Germania.

Da una crescita asfittica che da sette anni si alterna con profonde recessioni, alla disoccupazione crescente soprattutto tra i giovani, alla pressione dell’immigrazione incontrollata sull’Europa ma delegata quasi esclusivamente all’Italia, agli accordi sul clima.


Materie sulle quali i capi di stato e di governo di Usa, Giappone, Canada, Germania, Regno Unito, Francia e Italia hanno trovato parole comuni ma, appunto, solo parole.

Il G7 si impegna a proseguire sulla strada delle riforme per una ‘crescita durevole’”, si legge nella dichiarazione, precisando che per sostenerla, “continueremo con le nostra politiche di bilancio flessibili per tener conto delle condizioni economiche a breve”, portando il debito-Pil a un “livello sostenibile”.

E proprio per stimolare la crescita, guarda caso i leader del G7 puntano prima di tutto sull’accelerazione all’accordo di libero scambio tra Ue e Usa, il Ttip: “Noi accelereremo immediatamente il lavoro su tutti i temi Ttip”, continua il documento finale del vertice, per arrivare a “intese per una cornice dell’accordo” il più velocemente possibile, presumibilmente entro la fine dell’anno. Lo stesso Trattato di partnership transatlantica nel commercio e negli investimenti, Ttip appunto, sul quale, come ampiamente discusso anche ieri su queste colonne, si prevede domani stesso – con straordinaria puntualità – la sottoscrizione di una delega in bianco da parte dell’europarlamento e le cui conseguenze sia per le Pmi sia per i cittadini europei potrebbero essere devastanti.

German Chancellor Merkel and U.S. President Obama arrive for a family picture at the G7 summit at the Elmau castle in Kruen
Il presidente americano Obama con la cancelliera tedesca Merkel

A fronte della dichiarazione di un Matteo Renzi visibilmente impressionato da una compagnia tanto altolocata, dal tono soddisfatto: “Molto buona prima sessione su economia. Giusto fare riforme strutturali, ma più crescita e investimenti, stop austerity”, francamente non troviamo alcun appiglio per tanto ottimismo, se non nei presunti e tutt’altro che scontati benefici del Ttip.

Così come non risultano piani specifici per far fronte alla crisi del debito greco, rispetto al quale Atene si sente tradita dagli stessi creditori, e sulla quale Barack Obama invita a “non innervosire i mercati”, che secondo alcuni sottende un doppio messaggio sia verso i creditori (più flessibilità) sia al governo di Tsipras (riforme strutturali). Una fiera di innocui dejà vu.

In quanto alle politiche di contenimento dell’immigrazione dalle coste africane, al netto delle frasi di circostanza del tipo “Le recenti tragedie nel Mar Mediterraneo … mostrano l’urgenza di affrontare il flusso globale di migranti e in particolare il crimine del traffico dei migranti” come da comunicato finale del G7, insieme alla riaffermazione “dell’impegno a prevenire e combattere il traffico di migranti”, tutto è rimandato al Consiglio europeo di fine mese.

Non vale la pena nemmeno menzionare le chiacchiere sul clima e il contenimento del riscaldamento entro 2°C: da quando è scoppiata la bolla del 2008 non frega realmente più niente a nessuno.

Piuttosto, una volta messo in sicurezza il Ttip, re Obama si è concentrato sull’altra scottante questione da sottoporre agli alleati europei e giapponese. O, se si preferisce, da imporre ai medesimi vassalli: la Russia. “Siamo pronti a prendere ulteriori misure restrittive contro la Russia se non rispetterà gli impegni presi”, si legge nel comunicato finale del G7, in cui si sottolinea come le sanzioni “non verranno ritirate fino a che la Russia non avrà attuato completamente gli accordi di Minsk” che a rigore di logica e di testo (dell’accordo) può significare soltanto che alla Russia sarebbero imputate carenza gravi nel controllo dei separatisti del Donbass. Chi sa cosa ne pensano gli osservatori dell’Ocse…

E in effetti questo sembrano pensare i leader convenuti nelle alpi bavaresi, secondo quanto dichiarato dal presidente americano: “La Russia sta ancora violando gli accordi sull’Ucraina e se sarà necessario inaspriremo le sanzioni”, mentre Putin starebbe mandando a pezzi l’economia russa “nello sforzo di ricreare i fasti dell’impero sovietico”. Probabilmente Obama ne sa troppo più di noi, ma non ci abbandona una sensazione di distopia cronica sulla materia, nonostante il prontissimo accodamento del presidente francese Hollande alle posizioni d’oltreoceano.

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Il Presidente russo Putin con il suo omologo cinese Xi Jinping

Probabilmente, tra l’altro, le due grandi questioni – Ttip e Russia – si tengono più di quanto possa apparire. Se infatti la Russia rappresenta ponte e garanzia tra il blocco euro-asiatico economicamente dominato dalla Cina ma militarmente dalla Russia stessa, da una parte, e l’Europa dall’altra, isolare la Russia rispetto all’Europa e cioè in pratica rispetto alla Germania diventa strategico per sopire e stroncare sul nascere certe tentazioni continentali.

Dovremmo forse ringraziare l’esistenza di mercati di sbocco ampiamente ricettivi per i prodotti energetici russi, che può permettere a Putin di fregarsene in prospettiva dell’Europa, se dalla novella guerra fredda non si passerà a qualcosa di decisamente più caldo. Intanto, stanno per prendere il via ampie manovre navali congiunte tra Cina e Russia nel Mediterraneo. Chi sa, magari qualche barcone lo salveranno loro…

L’ironia di tutto questo, comunque, è che l’amministrazione Usa riconosce ufficialmente che qualsiasi speranza di crescita europea è paralizzata dall’effetto delle sanzioni alla Russia: “L’impegno richiesto a carico dei nostri partner europei per realizzare e mantenere queste sanzioni è significativo”, ha dichiarato ieri Josh Earnest, responsabile stampa della Casa Bianca. “Loro [gli europei] hanno economie che sono più integrate con la Russia rispetto agli Stati Uniti, quindi dobbiamo riconoscere che molti dei paesi su cui stiamo contando per continuare e rinforzare queste sanzioni sono paesi che lo fanno al costo di qualche sacrifico per le loro economie”. Del resto, perché fingere se ai popoli europei visibilmente non importa più di tanto, pur non comprendendo in nome di quali valori o questioni di sicurezza ci stiamo facendo del male?

E finora non si è visto niente, perché la Russia continua a rifornirci di gas e petrolio ed impedire che l’Europa atlantista si trasformi in uno scenario da Mad Max. Per ora.

Francesco Meneguzzo

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