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Roma, 21 mag – L’accordo di cessate il fuoco tra israeliani e palestinesi – mediato da Onu ed Egitto – ha prodotto lo stop a razzi e bombe dalle 2 ora locale (l’una in Italia). Una tregua promessa che per ora regge, ma è fragile e potrebbe essere stracciata d’un tratto da una qualsiasi scintilla. Dopo 11 giorni di guerra la tensione resta insomma altissima, anche perché Israele ha sospeso gli attacchi ma non ha assunto nessun altro impegno specifico, come ribadito dalla stessa radio militare di Tel Aviv. Un tentativo di rafforzare la tregua verrà comunque fatto in giornata da emissari egiziani, attesi a Gaza e in Israele per discuterne.



Gaza una tregua fragile. E un bilancio drammatico

A Gaza intanto il bilancio è drammatico, tra morti, feriti ed edifici distrutti. Secondo il ministero della Sanità della Striscia le vittime palestinesi sarebbero 230, tra cui 65 bambini, 39 donne e 17 anziani. Mentre i feriti, riferisce il ministero, sono saliti a 1710. Una carneficina. I razzi lanciati da Hamas hanno provocato 12 morti in Israele.
Khalil al-Hayya, numero due dell’ufficio politico di Hamas a Gaza, ha comunque rivendicato la vittoria nel conflitto con Israele. In un discorso pronunciato davanti a migliaia di persone che nel martoriato lembo di terra festeggiavano l’entrata in vigore del cessate il fuoco, l’esponente del movimento ha poi assicurato che le case distrutte dalle bombe dell’aviazione israeliana verranno ricostruite. Lanciando però un avvertimento: “I nostri razzi non sono finiti”.

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Le reazioni e un ruolo chiave per la tregua

Nel frattempo si è alzata anche la flebile voce della Commissione europea, con Ursula von der Leyen che ha accolto “con favore” la tregua raggiunta. “Esorto entrambe le parti a consolidarlo e a stabilizzare la situazione a lungo termine. Solo una soluzione politica porterà a tutti pace e sicurezza durature”, cinguetta la von der Leyen su Twitter. Mentre Antonio Guterres, segretario delle Nazioni Unite, “plaude” al cessate il fuoco, chiedendo “a entrambe le parti di osservare la tregua”. Un ruolo decisivo lo ha d’altronde svolto Tom Wennesland, che si è recato in Qatar per negoziare la tregua con i dirigenti di Hamas, tra cui Ismail Haniyeh, che vive a Doha.

Piuttosto ottimistico il commento che arriva invece dalla Casa Bianca. Il presidente Usa, Joe Biden, dopo aver ringraziato telefonicamente il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi per l’importante ruolo di mediazione tra le parti svolto, ha parlato di “vera opportunità” per fare progressi nei rapporti tra israeliani e palestinesi. Più cauto il Regno Unito. “Tutte le parti devono lavorare per rendere il cessate il fuoco sostenibile e porre fine all’inaccettabile ciclo di violenza e perdita di vite umane”, twitta il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab, specificando che il governo di Londra sostiene tutti “gli sforzi per raggiungere la pace”.

Eugenio Palazzini

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