Londra, 20 feb – Le battaglie contro il gender che gli inglesi non vogliono più combattere ora le portano avanti i musulmani. Settimana scorsa, a Birmingham, più di 300 tra genitori e alunni si sono riuniti fuori dai cancelli di una scuola elementare per protestare contro il programma scolastico dell’istituto che comprendeva lezioni di educazione sessuale a base di indottrinamento gender, tenute da un professore dichiaratamente omosessuale. Lo riferisce il MailOnline. E il dato che balzava subito all’occhio osservando l’assembramento riguardava proprio la composizione etnico-religiosa della folla: la maggior parte dei dimostranti era composta da famiglie di immigrati di credo musulmano, assolutamente contrarie ai tentativi di indottrinamento dei propri figli e decisamente intenzionati a combattere questa battaglia fino in fondo. Un fatto che non trova più corrispettivo nelle famiglie di nativi inglesi, ormai prone a qualsiasi lavaggio del cervello di estrazione liberal che gli venga imposto dal sistema. Alcuni dei manifestanti, intervistati, hanno dichiarato “preferiamo lasciare il Regno Unito piuttosto che permettere ai nostri figli di frequentare questo genere di lezioni”.



“Rispettate i nostri valori”

Lo manifestazione-sciopero si è consumata durante quella che doveva esser la prima ora di lezione. I cartelli mostrati dai manifestanti erano inequivocabili: “Rispettate e sarete rispettati”, “Educazione, non indottrinamento”, “Mio figlio, mio diritto”, “Diciamo no all’indebolimento dell’autorità genitoriale”, “Basta sfruttare l’innocenza dei bambini”. “Gli insegnanti non rispettano i valori su cui si fonda la nostra comunità“, parla la madre di uno degli alunni in sciopero. “Non mandiamo i nostri figli a scuola per imparare nozioni sull’Lgbt, li mandiamo perché imparino matematica, le scienze, l’inglese”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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