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Damasco, 14 feb – Duecento russi sono morti in Siria per mano americana. Dati choc, che si riferiscono a cittadini russi impiegati per lo più come contractor che combattono per conto del presidente siriano Bashar al Assad. Sarebbero stati uccisi dai raid americani su Deir Ezzor lo scorso 7 febbraio. Dopo l’iniziale silenzio, il ministero degli Esteri di Mosca affida la smentita al quotidiano Kommersant, affermando: “Le notizie diffuse da un certo numero di media occidentali su centinaia di morti in Siria rappresentano un classico esempio di disinformazione”.
La notizia della morte dei russi secondo il New York Times sarebbe da riferirsi a uno scontro iniziato dopo che i russi avevano attaccato i membri della coalizione anti-ISIS vicino ad Al Tabiyeh, nella zona di Deir Ezzor. Pare che i russi stessero tentando di fare breccia in una base controllata da forze curde e statunitensi. Ma le forze della coalizione, in risposta all’attacco, avrebbero chiesto aiuto alle forze aeree americane, che avrebbero attaccato il convoglio dei loro nemici.
Secondo Bloomberg si tratta dello “scontro più mortale tra cittadini degli ex nemici dalla Guerra Fredda”, citando quanto riferisce un funzionario degli Stati Uniti e tre russi dietro anonimato. Il segretario alla Difesa Usa, James Mattis, ha definito “sconcertante” quanto accaduto e ha espresso il timore di una grave crisi internazionale.
La settimana scorsa, diverse fonti militari avevano riferito, ancora una volta a Kommersant, che gli aerei statunitensi il 7 febbraio hanno colpito non solo i combattenti siriani, ma anche alcuni militari russi presenti in loco a sostegno delle forze governative. Ufficialmente il ministero della Difesa della Federazione Russa ha riferito di 25 feriti siriani, ma non c’è alcuna menzione in merito a dei cittadini russi. Il Cremlino liquida l’episodio affermando che quanti combattevano al fianco dei siriani erano mercenari, non soldati, dal momento che per la legge russa l’uso di compagnie private militari è vietato.
Anna Pedri
 

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