Roma, 17 mag — In Italia non si è parlato molto del fenomeno “caca a Dubai” o “Dubai porta potty”, i video agghiaccianti di giovani donne — influencer, star della televisione spazzatura — che viaggiano fino a Dubai per farsi letteralmente defecare in bocca. Sono in misura maggiore le ragazze africane a vendere le prestazioni sessuali più orribili in un luogo che è, attualmente, il più grande bordello a cielo aperto in cui regna l’ipocrisia più totale. Giornaliste di tutto il mondo si sono chieste cosa è mai potuto andare storto nel movimento femminista che gridava “il corpo è mio e me lo gestisco io” non aspettandosi, forse, una deriva simile.

“Caca Dubai”: tutto si compra e si vende, in primis la dignità

Alzano i pugni al cielo contro il patriarcato e poi osservano basite le loro consorelle svendersi a gente retrograda — in superficie ultra religiosa, ma in realtà compulsivamente capitalista e materialista — in un contesto in cui tutto si compra e si vende, anche la prima esperienza sessuale del figlio tredicenne. Per non farsi mancare nulla, ci si batte il petto per non aver saputo difendere i più piccoli contro la pedofilia, facendo una grande confusione sui sessi, perché un preadolescente a cui il papà paga una prostituta è accettabile, mentre la stessa cosa a parti inverse è — giustamente — considerata abominevole. Dunque i sessi sono uguali ma non troppo, un altro pasticcio del genderfluidismo che tanto viene sbandierato nei Paesi “evoluti” e che tanto fa sghignazzare i popoli desertici.

Una deriva già scritta

Come è potuto accadere? Noi ci chiediamo invece come si potesse pensare che il “caca Dubai” non accadesse, grazie alla propaganda dell’effimero, il vuoto totale dovuto all’assenza di centralità, di consapevolezza di sé e della propria storia, cultura, tradizione, religione. Religo nel senso arcano di unione tra cielo e terra, di spiritualità reale, di elevazione e vita aggiuntiva, tutte cose che nessuno propone più, salvo poi stigmatizzare quello che non si capisce da cosa dovrebbe essere regolato e limitato. Hanno voluto tutti i diritti, compreso quello di vendere il loro corpo o di mutilarlo, di uccidere la vita in esse e ora osano anche lamentarsi… Ma in questo caso un colpevole c’è e sono le signore femministe.

Chiara Del Fiacco

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