Vienna, 29 apr – Sta suscitando numerose polemiche un’intervista rilasciata alla Krone am Sonntag da Heinz-Christian Strache, leader dei sovranisti dell’Fpö nonché vicecancelliere nel governo guidato da Kurz. Il motivo? Strache ha dichiarato di voler combattere contro la «sostituzione di popolo» (Bevölkerungsaustausch), fenomeno conosciuto anche come Grande sostituzione. E di fronte all’obiezione che questo sia un termine usato dagli «estremisti di destra», il leader sovranista ha ribadito che, invece, si tratta di «un concetto che riflette una realtà»: gli austriaci, secondo l’Obmann della Fpö, semplicemente «non vogliono diventare minoranza in patria». Per questo motivo, opporsi alla Grande sostituzione è «legittimo, doveroso e profondamente democratico».

Le reazioni della sinistra

Strache, inoltre, non è stato affatto tenero con l’ideologia globalista: «Oggi chi non è di sinistra viene automaticamente diffamato come “estremista di destra”», ha dichiarato con forza il vicecancelliere austriaco. Non si sono fatte attendere le critiche dei socialdemocratici: l’accusa è che Strache, evocando la Grande sostituzione, starebbe tentando di ingraziarsi le frange più radicali della destra austriaca. Una tattica acchiappa-voti, insomma. Segue poi il consueto corollario fatto di allarmi sull’imminente ritorno di camicie brune e svolte autoritarie in Austria.  

La Grande sostituzione è reale

Le reazioni scomposte della sinistra austriaca partono tutte da un presupposto: chi evoca la Grande sostituzione è non solo un «estremista di destra», ma è anche un «complottista» che parla alla pancia della gente facendo riferimento a un fenomeno che, in realtà, non esiste. In questo i «compagni» austriaci sono simili in tutto e per tutto ai globalisti di casa nostra. Ma è proprio vero che la Grande sostituzione è un complotto da paranoici xenofobi? Ovviamente no, e a questo tema il Primato Nazionale ha anche dedicato il focus del numero attualmente in edicola. Il punto è semplice: il complottismo, come ha spiegato giustamente Adriano Scianca, «è un metodo, non un contenuto. Non si è complottisti perché si parla di qualcosa in particolare, ma per il modo in cui se ne parla». Non è pertanto complottista parlare di Grande sostituzione, ma lo è attribuirle una natura monolitica e «su cui non c’è documentazione alcuna. Non ci sono, insomma, argomenti off-limits, se si adopera un approccio razionale alle cose. Pensarla al contrario, significa sottrarre tutta una serie di temi all’analisi, al dibattito, alla critica». Cioè esattamente quello che tentano di fare la sinistra austriaca e i suoi omologhi italiani.

Valerio Benedetti

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