Ankara, 21 set – Da un mese e mezzo un gruppo di 12 nordafricani è bloccato in balia delle acque del Mar Nero su un traghetto passeggeri danese. Hanno sbagliato strada e nessuno dei Paesi dove approda l’imbarcazione li vuole far sbarcare. Nelle intenzioni di questi profughi o presunti tali, l’idea era quella di migrare alla volta della Romania, solcando le acque della nuova rotta migratoria che dalla Turchia porta a sbarcare al porto di Costanza. Ma al momento di imbarcarsi hanno preso il traghetto sbagliato e si sono diretti in Ucraina, a loro insaputa.



Il problema, una volta che il traghetto è arrivato a Odessa, è che non hanno potuto sbarcare. E nessun altro Paese è intenzionato ad accollarsi questi migranti sul proprio territorio: la Turchia non li rivuole indietro, e l’Ucraina si rifiuta di accoglierli poiché i 12 sono sprovvisti di documenti e non può accertarne la nazionalità.

E così da sette settimane i 12, algerini e marocchini, stanno facendo avanti e indietro tra Istanbul e Odessa, senza poter scendere dal traghetto. Non solo: non possono uscire nemmeno dalle cabine in cui sono stati rinchiusi in seguito ad alcuni episodi di violenza. I profughi, infatti, una volta scoperto che la direzione della nave non era quella che loro pensavano, hanno dato vita a violente risse e aggressioni. Motivo per cui il personale di bordo è stato costretto a chiuderli in quattro cabine.

Per cercare una soluzione e far sbarcare i profughi in qualche porto il ministero degli esteri danese ha aperto negoziati con Ankara, con Kiev e con Vilnius, dal momento che il traghetto sta navigando battendo bandiera lituana. L’azienda Dfds, che è proprietaria della nave Seaways su cui si trovano a bordo i nordafricani, ritiene che la soluzione migliore sarebbe che o l’Ucraina o la Turchia facessero sbarcare i profughi, i modo che dopo aver accertato la loro reale nazionalità li possano rimpatriare.

Anna Pedri

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