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PARIS, FRANCE - MAY 22:  British Prime Minister David Cameron and French President Francois Hollande during a press conference at Elysee Palace on May 22, 2013 in Paris, France. The Prime Minister condemned the killing of a man in Woolwich, south London, earlier today, in what police are treating as an act of terrorism. (Photo by Antoine Antoniol/Getty Images)

Londra, 4 mar – Con tono un po’ mafioso, il presidente della Repubblica francese Francois Hollande, nel corso dell’incontro con il premier inglese David Cameron, ha avvertito: “Non voglio spaventarvi, ma soltanto dire la verità. [Se la Gran Bretagna lascerà l’Unione Europea] ci saranno conseguenze in molti settori: sul mercato unico, sugli scambi finanziari, sullo sviluppo delle relazioni economiche tra i nostri due paesi”. “Non intendo dire”, ha proseguito Hollande, “che tutto andrà in rovina, non voglio prospettare uno scenario catastrofico. Ma ci saranno conseguenze soprattutto sulle persone”. Un intervento dai toni duri, in cui il presidente d’oltralpe ha continuato ad insistere sulle conseguenze di un eventuale Brexit, facendo leva direttamente sulla minaccia immigrazione: “Ovviamente non saranno messe in discussione le relazioni tra Francia e Gran Bretagna, la nostra amicizia, ma ci saranno conseguenze specialmente nella gestione delle situazioni menzionate in termini di immigrazione. Ci saranno conseguenze”.
Toni che non sembra abbiano particolarmente infastidito Cameron, che del resto, in vista del referendum del prossimo 23 giugno, si è chiaramente schierato per la permanenza di Londra nell’Ue, pur facendo finta di sbattere un po’ i pugni sul tavolo. In breve, l’ennesima messinscena. “Molte persone, da ogni parte del mondo, stanno rendendo noto il proprio punto di vista e noi possiamo scegliere se ascoltarle oppure no”, ha infatti dichiarato, a margine, il primo ministro inglese. “Quando grandi o piccoli esponenti del mondo degli affari”, ha aggiunto, “riferiscono i rischi per la Gran Bretagna di lasciare l’Ue, io dico di ascoltare queste persone. Quando gente di ogni estrazione sociale in Gran Bretagna mostra preoccupazione per quello che potrebbe accadere, dico che vale la pena ascoltarle”.
Ma, preoccupazioni a parte, la minaccia della Francia agli inglesi è esplicita: se votate Brexit, vi lasceremo invadere. Questo il contenuto non troppo velato delle parole del presidente e del ministro per gli affari economici francese Emmanuel Macron che, nell’eventualità, hanno prospettato la chiusura del campo di Calais, nel quale sono attualmente ospitati migliaia di rifugiati e immigrati che attendono di oltrepassare il canale della Manica per raggiungere il Regno Unito. Ma cos’è che, realmente, rischia di saltare? In realtà, nulla che abbia a che fare con l’Unione Europea, a conferma che quello di Hollande (e di Cameron) è nient’altro che uno sporco gioco propagandistico, tanto più che ai 60 milioni di euro già stanziati da Londra per il mantenimento del campo di Calais e dell’intero apparato di sicurezza, stanno per aggiungersene altri 20, secondo quanto è stato annunciato appena una settimana fa.

I controlli in entrata e uscita dal canale della Manica, infatti, sono regolati da accordi bilaterali che risalgono al 1994 quando, con il protocollo di Sangatte, veniva data la possibilità agli inglesi di effettuare il controllo dei documenti direttamente in Francia e Belgio per l’accesso alle rotte del canale. Nel 2001 questi accordi vennero estesi anche alle tratte dell’Eurostar e, infine, nel 2003, con il trattato di Le Touquet, la medesima soluzione veniva applicata ai traghetti. Allo stesso tempo, del resto, la polizia di frontiera francese opera nella città britannica di Dover per monitorare il flusso opposto. Più che una conseguenza inevitabile del Brexit, dunque, nel caso la Francia desse davvero seguito alle sue minacce, si tratterebbe di pura e semplice rappresaglia nei confronti dei cittadini inglesi che, dopo aver pagato milioni per la sicurezza a Calais, rischiano di assistere ad una marcia indietro della Francia, decisa a punirli sciogliendo accordi che, lo ripetiamo, non hanno nulla a che fare con la permanenza nell’Unione Europea. L’ennesima conferma di quanto questa Europa sia ostile ai popoli e autoreferenziale.
Emmanuel Raffaele

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