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istat statistica PilRoma, 4 mar – Rullo di tamburi: il Pil nel 2015 segna una performance addirittura a +0.8%, avvicinandosi di poco alle stime del governo che puntava a +0.9%. Torna a crescere quindi il Prodotto interno lordo, con conseguente avvertimento di Renzi ai soliti “gufi” che, a dir suo, remerebbero contro la ripresa italiana. O forse no? Perché ormai non si sa più a chi credere. O meglio: nemmeno l’Istat sembra riuscire a mettersi d’accordo con sé stessa.

Partiamo da gennaio, quando le stime preliminari diffuse dall’Istituto di Statistica parlavano di un Pil 2015 a quota +0.6% rispetto all’anno precedente. Pochi giorni fa, poi, la correzione: il risultato è +0.8%, di poco inferiore alla soglia psicologica della cifra tonda. Oggi la rettifica: in realtà, considerando la stagionalità, nell’anno appena concluso il Pil ha segnato +0.6%. Questo perché il 2015 ha avuto tre giorni lavorativi in più, dunque la correzione di è resa necessaria per evitare di confrontare le classiche mele con pere. Si ritorna così alla stima preliminare, facendo segnare rispetto alla nota di aggiornamento del Def dell’autunno (che parlava appunto di crescita a +0.9%) un errore di stima superiore del 30%. “Per arrivare a quel +0.8% è stato fatto un gioco delle tre carte, facendo leva sul fatto che lo scorso anno ha avuto tre giornate lavorative in più rispetto al 2014. In più bisogna tener conto che per poter comunicare un +0.8% basta arrivare a 0.751, visto che l’arrotondamento viene fatto alla terza cifra decimale”, spiega a Il Fatto Quotidiano il consulente finanziario Mario Seminerio.

“Le chiacchiere – concludeva tronfio Renzi nella sua giaculatoria – stanno a zero”. Gli arrotondamenti invece no.

Filippo Burla

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