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Roma, 29 mag – Qualcuno potrebbe evocare il rischio di una nuova guerra fredda, ma vista da un punto di vista geografico e storico sembra più di assistere a uno scontro di stampo coloniale. Quanto sta accadendo nelle ultime ore ad Hong Kong non è altro che il prosieguo di un lungo braccio di ferro tra i residenti dell’ex colonia britannica e il governo di Pechino. Il “terzo incomodo” che si è inserito è invece il Regno Unito, che oggi ha annunciato una mossa destinata a far discutere e non poco. Il governo di Londra ha infatti detto che assicurerà visti più facili e percorso agevolato per ottenere il passaporto britannico a tutti i cittadini di Hong Kong, a meno che il governo cinese non rinunci all’imposizione della nuova legge sulla sicurezza nella città ex colonia britannica. Una legge tra l’altro già fortemente contestata non solo da Londra ma anche da Usa, Cana e Australia, perché giudicata “una violazione” delle garanzie sul modello ‘uno Stato, due sistemi’, garantito dalla Dichiarazione sino-britannica che stabilì la restituzione di Hong Kong alla Cina.

Cittadinanza britannica ai residenti di Hong Kong

A minacciare di usare la carta dei visti agevolati è stato direttamente il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab. Se fosse davvero attuata in pratica otterrebbero il passaporto circa 300mila residenti di Hong Kong, che tra l’altro già detengono un particolare documento di British National (Overseas), ovvero una carta speciale che consente ai titolari di visitare il Regno Unito senza visto per un lasso di tempo fino 6 mesi. “Se la Cina continua lungo la strada intrapresa e dà attuazione a questa legislazione sulla sicurezza nazionale, noi rimuoveremo il limite dei sei mesi e consentiremo ai titolari dei passaporti Bno di chiedere di estendere il periodo (di permanenza nel Regno Unito) fino a 12 mesi per motivi di lavoro o di studio”, ha dichiarato Raab. Sarebbe un tempo sufficiente per far maturare il diritto fondamentale ad “avviare il percorso verso una futura cittadinanza” britannica.

La Cina minaccia di attaccare Taiwan

L’infuocata replica della Cina non si è fatta attendere. Il governo di Pechino ha replicato a questa ipotesi annunciando l’adozione di “necessarie contromisure” contro il Regno Unito, se appunto quest’ultimo dovesse mettere in atto quanto ventilato. Una controminaccia fatta arrivare a Londra direttamente dal ministro degli Esteri cinese, Zhao Lijian. Non solo, la Cina ha minacciato pure di attaccare Taiwan, nel caso non si arrivi a una riunificazione pacifica. “Se si perde la possibilità di riunificazione pacifica, l’Esercito di liberazione popolare con l’intera nazione, incluso il popolo di Taiwan, prenderà ogni misura necessaria per distruggere trame o azioni separatiste”, ha dichiarato il generale Li Zuocheng, capo del Dipartimento di staff congiunto e membro della Commissione militare centrale.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco è stato poi Donald Trump, che ha colto l’occasione per attaccare nuovamente sia il suo “social preferito” che la Cina: “Twitter – ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti- non sta facendo nulla su tutte le menzogne e la propaganda fatte circolare dalla Cina o dalla sinistra radicale del partito democratico”.

Eugenio Palazzini

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