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Pechino, 28 nov – I bagni pubblici sono una delle priorità del partito comunista cinese, e per questo si stanno spendendo fior di soldi. Il presidente Xi Jinping aveva lanciato la campagna di miglioramento dei bagni pubblici già nel 2015, e all’epoca l’iniziativa aveva lo scopo di attrarre i turisti, che sull’antica Via della Seta si trovavano a dover espletare i propri bisogni in gabinetti maleodoranti e dalla precarie condizioni igieniche. Prima ancora si era parlato di bagni pubblici cinesi nel 1997, nel 2004 e nel 2008 quando si stavano preparando le Olimpiadi. Ora la cosiddetta “rivoluzione delle toilette” è volta a migliorare le condizioni di vita di tutti i cittadini, dalle città fino alle zone più rurali, che sono tra le mete preferite dei viaggi di Xi.



I servizi igienici, secondo Xi, rappresentano una parte importante dello sviluppo urbano e rurale del Paese e l’agenzia di stampa statale Xinhua riferisce che le autorità sono state esortate “ad affrontare il problema”, costruendo nuove strutture e creando servizi per rafforzare l’offerta turistica. E così in Cina a fine ottobre sono state contate 68mila toilette, tra quelle nuove e quelle ristrutturate. Ben 11 mila in più delle 57mila che erano state previste, anche se la cifra è ancora lontana dall’obiettivo finale, che prevede l’installazione e la ristrutturazione di altri 64.000 servizi igienici, in prossimità delle destinazioni turistiche dal 2018 al 2020. Nella Giornata mondiale dei bagni, lo scorso 19 novembre, l’amministrazione nazionale del turismo ha deciso di costruire altri 47mila servizi pubblici e restaurarne altre 17mila nei prossimi due anni.

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Fino a oggi l’operazione toilette è costata al governo centrale di Pechino un miliardo di yuan (152 milioni di dollari), e altri 20 miliardi di yuan (3 miliardi di dollari) alle autorità locali. Cifre importanti anche se lontane da quelle che genera ‘indotto turistico nel Paese del Dragone. Basti pensare che solo lo scorso anno l’industria turistica, che ha mosso in tutto 4,4, miliardi di persone tra cinesi e stranieri, ha generato 3,9 trilioni di yuan, pari a 600 miliardi di dollari.

Anna Pedri

 

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