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salahRoma, 25 mar – Potevano fermare Salah Abdeslam quasi quattro mesi fa. E magari prevenire gli attentati di Bruxelles. È davvero inquietante quanto sta emergendo in queste ore circa le falle nell’apparato anti-terrorismo belga, in cui il dilettantismo e il pressappochismo sembrano farla da padrone. L’ultima notizia è allucinante: la polizia belga conosceva l’indirizzo dove si trovava Salah Abdeslam a Molenbeek dal 7 dicembre scorso. Solo che il fascicolo che conteneva l’informazione non è mai stato trasmesso all’anti-terrorismo. Agli inizi del dicembre scorso, infatti, un poliziotto di Malines aveva segnalato in un rapporto il civico 79 di rue des Quatre vents, che veniva indicato come possibile nascondiglio di Salah. L’indirizzo indicato dal poliziotto, “ottenuto attraverso una fonte confidenziale”, è lo stesso dove sette giorni fa, al culmine di quattro mesi di affannata caccia all’uomo, Salah è stato arrestato. Ma il rapporto non sarebbe mai arrivato a Bruxelles e sarebbe stato dimenticato in uno dei cassetti dei responsabili della polizia di Malines, “in attesa di ulteriori verifiche”. Sulla vicenda sarebbe già stata avviata un’indagine interna per capire come una informazione così delicata e importante possa essere stata ignorata.



Ma non è tutto: il giorno del blitz nella casa del quartiere Forest, a Bruxelles, un poliziotto avrebbe per sbaglio aiutato Salah nella fuga (sarebbe stato arrestato pochi giorni dopo). “Via, via, non potete stare qui, è in corso un’operazione di polizia!”, avrebbe gridato un agente a due uomini che stavano uscendo dalla casa. Erano Salah Abdeslam e Amine Choukri, che scappavano dal retro dell’abitazione. Se si aggiunge che i fratelli El Bakraoui, che si sono fatti saltare in aria negli attentati di Bruxelles, erano noti alle autorità americane ed erano inseriti nel database anti-terrorismo degli Stati Uniti e che uno dei due era stato estradato dalla Turchia con la segnalazione di “foreign fighters” per essere poi rimesso in libertà su segnalazione delle autorità belghe, il quadro è completo. I Barkoui, peraltro, avevano entrambi violato gli obblighi della libertà vigilata e sarebbero dovuti tutti e due tornare in carcere per finire di scontare condanne a 5 e 9 anni inflitte loro nel 2011 per rapina e, in un caso, per tentato omicidio nei confronti di un agente di polizia. Per due volte Khalid era stato sorpreso in compagnia di pregiudicati – circostanza non consentita dalle regole della libertà vigilata – ma non è mai stato preso alcun provvedimento punitivo nei suoi confronti.

Giorgio Nigra



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