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Roma, 7 feb – Treni elettrici e tecnologici spingono il Pil di Kenya e Nigeria, rispettivamente al 4,4% e al 1,4 su base annuale e 0,4% e 8,97% su base trimestrale (Fonte TradingEconomics.com), con i soldi cinesi. La situazione economica dell’Africana, nonostante tassi di crescita del Pil reale interessanti, è ben differente da quella delle altre potenze mondiali, poichè il livello di Pil nominale di questi stati è decisamente diverso. Gli investimenti diretti esteri cinesi in Africa sono cosa nota e certo non per le opere pie.
Pechino è, da qualche anno, di fronte a un problema di grande portata, specialmente per la sua economia, in transizione da un sistema pianificato ad un’economia capitalista (a tal proposito vi sono state molte riforme nel settore economico della Cina, in primis quello del settore bancario/finanziario, per non trascurare quella inerente alle imprese di proprietà statale) ossia l’approvvigionamento di energia. L’economia in forte espansione e la crescente urbanizzazione stanno aumentando la domanda cinese di petrolio, carbone e gas naturali. L’Africa, sotto questo aspetto, può essere un’ottima opportunità per la sua presenza delle sue materie prime.
Alla luce del forte aumento della domanda di greggio prevista per i prossimi anni, l’energia rappresenta al giorno d’oggi la vera ossessione del ‘Dragone’, che, non potendosi assicurare un’autosufficienza energetica, sta costruendo una politica di relazioni e di legami economici e commerciali con paesi ricchi di oro nero. I cinesi stanno incrementando le acquisizioni globali e il finanziamento di progetti in Asia Centrale, in Medio Oriente, in America Latina e in Africa. Per espandere le riserve e la produzione di petrolio, diversificare i fornitori di energia primaria e ridurre il rischio operativo, stanno sviluppando un sistema logistico globale efficace acquisendo competenze sia di natura tecnica che di natura manageriale. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, nel 2013 il Medio Oriente ha fornito 2,9 milioni di bbl/d (52%). Altre regioni che esportano in Cina includono l’Africa con 1,3 milioni di bbl/d (23%), le Americhe con 562.000 bbl/d (10%), la regione Asia-Pacifico con 129.000 bbl/d (2%), e 736.000 bbl/d (13%) da altri paesi. Arabia Saudita e Angola sono per la Cina due principali fonti di importazioni di petrolio, e insieme rappresentano il 33% del totale delle importazioni di greggio della Cina.
Così, in cambio di materie prime, il governo cinese inietta miliardi di dollari sui binari africani. Kenya, Etiopia e Nigeria fra i tre Stati simbolo della trasformazione in corso. Il “Lunatik Express” costruito dagli inglesi ai tempi della loro colonizzazione in Kenya è un lontano ricordo: ora è stato sostituito da Madaraka, treno in grado di percorrere i 450 chilometri che dividono la capitale del Kenya Nairobi dalla città costiera di Mombasa, in 4 ore e mezzo, la cui realizzazione ha contribuito a migliorare le infrastrutture di questo Paese. La China Road and Bridge Corporation per altri 3,6 miliardi di dollari si è aggiudicata anche l’appalto per il proseguimento verso Ovest della tratta. Si arriverà, infatti, fino a Kisimu, quasi al confine con l’Uganda.
I primi risultati si stanno già vedendo con la realizzazione del primo treno ad alta velocità dell’Africa occidentale che collega Abuja, capitale della Nigeria, a Kaduna, località settentrionale del più popoloso Paese d’Africa. Convogli capaci di raggiungere i 150 chilometri all’ora.
Sentiamo spesso dire che aiutare gli africani a casa loro è impossibile, è “da populisti”, per giustificare le scellerate politiche di accoglienza, che fino ad oggi non hanno fatto altro che portare disagi sia a livello economico, sia a livello sociale, sia a livello di sicurezza. Prima di emigrare esiste però il diritto a non emigrare. E la strada degli investimenti, delle infrastrutture e dello sviluppo è quella maestra. La Cina, forte probabilmente della celebre massima di Confucio – “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno, insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita” – sembra averlo capito meglio di tutti.
Stefano Mastrillo



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3 Commenti

  1. Superando la cazzata enorme , made in pd , delle multinazionali neocolonialiste ,pare chiaro che la Cina , fregandosene dei vari protocolli farlocchi su ambiente ed inquinamento, stia impostando una politica di sviluppo industriale assai coraggiosa e spregiudicata che fra poco porterà in kenia e nigeria (o luoghi limitrofi) infrastrutture migliori e più moderne di tante reti ferroviarie italiane, obsolete e senescenti……….per cui è possibile aiutare lo sviluppo dell’Africa ma ciò deve avvenire con determinazione poiché le divisioni mafioso/tribali in molti stati africani fanno di questo continente una bomba sociale ,che però in parte sta esplodendo nel nostro territorio grazie alla follia piddina che ogni giorno ci riempie di feccia africana, ineducata,analfabeta e incapace di svolgere attività intellettive, sempre che nella mente deviata dei sorosiani lo spaccio non sia una attività emerita……..???…….. fra poco ci faranno pure credere che i neri siano una razza superiore. Auguri Italia.

  2. Non sarebbe male se i cinesi introducessero in Africa anche l’imposizione del figlio unico, vista le frenesia riproduttiva delle sue popolazioni.

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