11168962_10205414573557458_267555464_nKiev, 27 apr – Bloccati sul confine ucraino con le neonate repubbliche separatiste ribelli riusciamo a contattare Andrea.

E’ un italiano ed è un volontario, ha scelto di combattere per l’ indipendenza del Donbass e ci spiega il perché.

Perché hai deciso di andare a combattere in Nuovarussia?

Questa è senza dubbio la domanda più impegnativa, perché  un italiano dovrebbe combattere una guerra a tanti chilometri da casa? La prima cosa che mi viene in mente è che questa  guerra coinvolge noi tutti, e solo una nostra vittoria potra evitare la terza guerra mondiale. La Russia se accerchiata dovrà rispondere e gli scenari di una grande guerra sul suolo europeo, che tanti reputano fantascientifici, si avvereranno. Da noi si considera oramai un pazzo chi combatte per un ideale e non per il soldo, ma una volta era normale. Secondo, ma non meno importante, sono qui per salvare la popolazione, ora che non combatto sto aiutando a gestire gli aiuti umanitari che arrivano, anche dall’Italia. La gente ci considera i loro difensori e ci ringrazia per quello che facciamo anche se soffrono per la mancanza di quello che da noi sarebbe lo stretto necessario.

In Italia la Russia di Putin subisce spesso mitizzazioni o riceve discredito. Tu che idea ti sei fatto di questo uomo di Stato?

Personalmente sono un grande estimatore di Putin, lo considero un gigante della politica, il più grande statista in circolazione, un politico che ha rotto i nostri schemi di destra e di sinistra. Basti vedere come ha risollevato la Russia dal punto di vista economico, sociale e politico. Non è un despota come viene descritto dai nostri media, il popolo lo ama e lo ha eletto a differenza di qualche nostro democratico presidente del Consiglio. Come ti ho detto non si può etichettarlo con i nostri canoni di destra o sinistra, di sicuro c’è che la sua visione politica dà noia a chi vorrebbe l’egemonia economica e culturale americana, e di sicuro c’è anche che l’Europa avrebbe molto di più da guadagnare ad avvicinarsi alla Russia che all’America

Le ingerenze straniere in questa guerra sono oramai visibili a tutti. Nato da una parte, Russia dall’altra. Oggi difendere le repubbliche popolari è un modo per lanciare un messaggio geopolitico?

Il messaggio geopolitico è semplice: l’America, e di conseguenza la Nato, finanziando il golpe di Maidan ha intrapreso una guerra alla11101339_10205674266208302_197962478_nRussia che è il vero obbiettivo di questo progetto, purtroppo a farne le spese sono i poveri civili che abitano queste terre. Comunque quelle che oggi sono le repubbliche popolari hanno un sogno e l’hanno gridato ad alta voce con il referendum dello scorso maggio, vogliono l’annessione alla Russia. E comunque non ti nascondo che questa è una scelta di parte, e non certo la parte dell’America e della Nato.

Per me il sole sorge ad est!

Perche il governo ucraino si ostina a non riconoscervi lo status di soldati ma vi continuano a chiamare terroristi?

Non chiamano terroristi solo noi ma il 90% della popolazione che al referendum ha votato si all’annessione alla Federazione Russa. Qui i miliziani sono un regolare esercito.

Che giudizio dai dei giovani ucraini arruolatisi nel fronte opposto al tuo? E dei giovani europei che combattono con loro?

Personalmente non do un giudizio negativo di chi da volontario lotta e rischia la vita per un ideale o per la patria. Ma ritengo che la parte giusta sia la nostra. Non possono impedire l’autoderminazione di un popolo. E comunque penso che la presenza di giovani europei sia dovuta all’ostentazione di simboli forti da parte di certi battaglioni ucraini, e a lauti stipendi che il noto oligarga Kolomoyskyi prometteva ad altri battaglioni. Personalmente ritengo che, per esempio, gli schemi comunismo e fascismo qui servono solo per la propaganda. In quanto all’esercito regolare ucraino non penso che sia molto invogliato a combattere questa guerra e credo non sia contento di bombardare i propri fratelli.

Che futuro auspichi per l’Ucraina e per le terre contese con la Russia? Come si esce da questa situazione di stallo?

Il sogno di tanti sarebbe la creazione di un nuovo stato, la Nuovarussia, che arrivi fino ad Odessa. Ma comporterrebbe troppo spargimento di sangue. Io auguro la pace a questo popolo e personalmente spero che le nuove terre siano annesse alla Russia, la loro grande madre. Sarà difficile uscire da questo stallo, e ho paura che la guerra sarà lunga, di sicuro queste terre non saranno mai più parte dello stato ucraino perché troppo alto è stato il tributo di sangue. Per il popolo ucraino spero che si liberi del governo attuale e che si avvii verso una normalizzazione dei rapporti con la Russia, perché è troppo grande la vicinanza tra questi popoli per vederli combattere contro e anche economicamente l’Ucraina ha molto più da guadagnare ad intrattenere rapporti commerciali con la Federazione Russa che non con la Ue. Comunque un anno di propaganda incessante e l’orrore della guerra non contribuiranno certo ad una normalizzazione di questi rapporti. All’Ucraina auguro la pace e finalmente un governo non corrotto ma che faccia gli interessi del proprio popolo, ne dei russi ne degli americani.

Devono scegliersi il proprio futuro da soli.map-donbass-2014

Come giudichi la polemica tutta nostrana di equiparare chi come te lotta per la sopravvivenza di una comunità umana a chi invece ingrossa le file di organizzazioni terroristiche come l’Isis in Siria? Ti senti un foreign fighters?

Questa è una assurdità, non mi sento un foreign fighters e non mi sento un terrorista. Basterebbe chiedere a qualsiasi cittadino del Donbass cosa pensa di noi e avresti la migliore risposta alla tua domanda. Noi siamo un regolare esercito e difendiamo la popolazione. Comunque, per la precisione, dopo la battaglia di Debalsevo in seguito ad un mio ricovero ospedaliero, ho lasciato il battaglione e lavoro con la neonata amministrazione nel campo degli aiuti umanitari, con le offerte che mi arrivano dall’Italia e abbiamo già aiutato molte persone e fatto distribuzioni di viveri, vestiario e medicinali, anzi invito chi volesse contribuire a visitare la mia pagina facebook e troverà tutte le informazioni. Quindi anche temporalmente non sarei un foreign fighters in ogni caso, anzi ora sono più un volontario umanitario. Certo che se la guerra si riavvicinerà alla città di Lugansk non porgerò l’altra guancia.

Sei un soldato politico, dunque?

Soldato politico è una bella definizione, ma temo di non esserne degno comunque, anche se in fondo ognuno che lotta per un ideale è un soldato politico. Forse da noi in occidente si è persa questa concezione, da noi va di moda l’antipolitica, va di moda dire che tutto va male ma non fare niente per cambiarlo. Io ho scelto di agire.

Alberto Palladino

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Alberto Palladino
Nato a Roma, classe 1987. Studia Scienze storiche e cooperazione internazionale all’università Roma 3 e da qualche anno ha iniziato a percorrere la strada professionale del reporter. Fino ad oggi, nonostante le difficoltà che incontra chi lavora in questo settore da indipendente, è riuscito a coprire alcuni degli scenari di crisi più importanti di questi ultimi anni provando a raccontare, fra gli altri, la secessione in Ucraina e la guerra antiterroristica in Siria. Collabora con importanti testate nazionali e straniere. Ha realizzato reportage dal Kosovo, embedded con la missione italiana, dall’Azerbaijan e dai luoghi di eventi importanti e tragici come gli attacchi di Parigi. Ha collaborato alla realizzazione di progetti umanitari con la onlus Solidarité Identités e la onlus Popoli in molti dei Paesi da cui poi ha scritto per questa testata: Kosovo, Birmania, Siria. Ha viaggiata nella Siria devastata dal terrorismo scattando foto e aiutando i bisognosi, sublimando al massimo la sua vocazione. Per il Primato Nazionale anima la redazione esteri e propone i suoi scatti fotografici per far aprire gli occhi ai lettori, perché è persuaso che nel mondo di oggi non è più sufficiente guardare, bisogna vedere.

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