Roma, 18 mar – Il 2021 si è aperto con l’annuncio da parte dell’Iran della sua intenzione di riprendere l’arricchimento dell’uranio fino al 20%. Il provvedimento – preso nominalmente in risposta dell’omicidio dello scienziato iraniano Mohsen Fakhrizadeh – ha visto una conseguente crescita delle tensioni nella regione. Smarcate le pressioni diplomatiche di Biden, l’Iran ha ora raggiunto nuovi e importanti progressi nella sua ricerca sul nucleare.



Il governo della Repubblica Islamica ha infatti annunciato di poter raggiungere un grado di arricchimento del 90%. Intanto, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha riportato in un comunicato che l’Iran starebbe usando delle centrifughe di nuova generazione, le IR-4, per continuare la sua opera di arricchimento dell’uranio e che la stessa starebbe progettando di espandere e modernizzare le sue centrali, così da espandere le sue capacità.

Energia nucleare, le innovazioni dell’Iran

Il sito sotterraneo di Natanz è un fiore all’occhiello per la scienza nucleare iraniana, esso comprende 174 centrifughe di ultimissima generazione, le IR-4 a cascata, alimentate con l’esafluoruro di uranio – il cosiddetto uranio arricchito prodotto in un altro sito dalla dubbia collocazione. L’Iran starebbe progettando di costruire un’ulteriore sistema a cascata così da poter realizzare altre centrifughe IR-4 e aumentare la propria capacità energetica.

Se però ciò rimane ancora unicamente su carta, è certo che è in corso la produzione delle meno avanzate IR-2m. Queste ultime – sebbene meno efficienti della nuova versione delle centrifughe iraniane – sono comunque molto più efficienti delle più vecchie IR-1. Ve ne sono attualmente 522 poste su tre cascate – riporta l’AIEA. Vi sarebbero inoltre 5060 IR-1 sotto 30 cascate. Queste ultime, prima o poi dovranno essere sostituite, da qui la produzione di IR-2m.

I commenti delle istituzioni

“Il giorno in cui il petrolio finirà, l’energia nucleare, più ecologica e più conveniente, diverrà comune. Quel giorno sarà troppo tardi per iniziare l’arricchimento; bisogna farlo oggi. Gli occidentali prepotenti vogliono che quel giorno, l’Iran sia dipendente da loro”, dichiara Ali Khamenei, difendendo l’opera iraniana di arricchimento dell’uranio.

Ha poi aggiunto che “noi non vogliamo l’arma nucleare, perché l’Islam proibisce l’utilizzo di armi che uccidono persone innocenti. È l’America che con le armi nucleari ha sterminato 220 mila persone”. Khamenei si difende quindi dalle accuse di Donald Trump, Joe Biden e Benjamin Netanyahu, i quali vedrebbero l’Iran come produttrice di armi di distruzioni di massa.

Commenti vengono anche dal ministro degli Esteri, Muhammad Zarif, il quale dice che bisogna fare man forte sul JCPOA: “Gli europei sono soliti al compromesso. Iran e Stati Uniti non lo sono. Gli Stati Uniti sono abituati a imporre, e noi siamo abituati a resistere”. Indubbio quindi come l’Iran non voglia più farsi condizionare per quanto riguarda le sue politiche sul nucleare.

Prospettive per il futuro

Pare quindi che le trattative per salvare il presunto “accordo sul nucleare iraniano” stiano fallendo, l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo ha dato il pretesto perfetto a Teheran per riprendere le sue politiche sul nucleare. E’ ragionevole pensare che l’Iran non voglia ricedere questo suo privilegio e i progetti per aumentare la sue capacità altro non fanno che dare un’ulteriore prova di questo fatto. Teheran giustifica così le sue politiche e al contempo denuncia quelli che a suo avviso sarebbero gli “occidentali prepotenti”, capeggiati da quell’America che con le sue sanzioni ha danneggiato l’economia iraniana. Può aprirsi a questo punto una fase di ulteriore progresso tecnologico per l’Iran.

Giacomo Morini

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