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damascoDamasco, 31 gen – È stato rivendicato dall’Isis il triplice attentato a sud di Damasco in cui sono rimaste uccise 45 persone. Le esplosioni sono avvenute nei pressi del mausoleo sciita di Sayyida Zeinab. Altre 110 persone sarebbero rimaste ferite nelle esplosioni, una delle quali sarebbe stata causata da un’autobomba. Secondo l’agenzia di Stato Sana, che cita una fonte del ministero degli Interni, i terroristi hanno prima fatto esplodere un’autobomba vicino ad una stazione degli autobus: quando le persone si sono avvicinate per aiutare i feriti, due kamikaze si sono fatti saltare in aria.

Il mausoleo-moschea è il luogo di sepoltura della nipote del profeta Maometto ed è meta di pellegrinaggio per gli sciiti, non solo siriani. Molti combattenti sciiti provenienti dall’Iraq o da altri Paesi confinanti aiutano nella guardia le forze siriane. Devoti alla santa sono anche gli Hezbollah libanesi che combattano a fianco di Bashar al Assad. Il santuario fu già preso di mira nel febbraio del 2015, quando 4 persone morirono in due attacchi suicidi e altre 13 rimasero ferite vicino ad un checkpoint nello stesso quartiere. Nello stesso mese, un’esplosione su un bus sul quale viaggiavano pellegrini sciiti diretti al mausoleo di Sayyida Zeinab provocò 9 morti. L’attentato fu poi rivendicato dal gruppo armato di al-Nusra, vicino ad al-Qaeda.

Proprio per il valore particolare che il luogo colpito riveste per il mondo sciita, l’attentato assume un significato particolare che travalica la mera questione siriana e va piuttosto a inserirsi nella gigantesca guerra civile tutta interna al mondo musulmano. Oltre ad Assad e a Hezbollah è infatti l’Iran – il maggiore stato a maggioranza sciita al mondo – il destinatario di questo sanguinoso messaggio lanciato dall’estremismo sunnita. A Damasco è presente una troupe del Primato nazionale, che ci racconta le prime impressioni dal territorio.

 

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