Il Primato Nazionale mensile in edicola

3worldwarRoma, 17 feb – “Siamo a sud di Roma“, dichiaravano quelli dell’Isis diffondendo il video sulla decapitazione di decine di cristiani copti egiziani su una spiaggia libica, sullo sfondo di un più che metaforico tappeto di benvenuto rosso sangue che ci chiama direttamente in causa: facciamo propria l’interpretazione dell’intellettuale americano James H. Kunstler, che scrive tra l’altro per il New York Times ed è autore di numerosi e dibattuti libri e saggi sulle scienze sociali e le tendenze globali, secondo il quale il significato nemmeno tanto nascosto di quel video suonava come “Noi siamo carnefici, non guerrieri”, da intendersi come i boia di un occidente che ai loro occhi oltre che infedele appare come una melma decadente, intrisa della propria finanza improduttiva e usuraia, fiaccata da una austerity insensata in nome di un globalismo già fallito, fondamentalmente incapace di combattere e, per di più, stretta in una morsa tra la vaga sensazione di dover fare qualcosa e il terrore di produrre l’effetto contrario. Un punto, quest’ultimo, che merita un approfondimento.

Come dichiara Giulio Terzi, quelli dell’Isis “sono anche dei manager della comunicazione del terrore e della capacità di approvvigionamento. Fa spavento che i punti dove si concentrano i combattimenti siano importanti snodi dei gasdotti e di approvvigionamento energetico”. Una chiave di lettura importante: ormai i fanatici jihadisti dell’Isis controllano sia in Iraq e Siria, sia infine in Libia, cruciali snodi di estrazione e trasporto di petrolio e gas che, se per il momento difficili da gestire per una massa di guerriglieri – o giustizieri – impreparati, e tuttavia già fonti di reddito attraverso il contrabbando in particolare verso compiacenti paesi asiatici, rappresentano un enorme pericolo per l’occidente anche in caso di attacco militare. Si pensi infatti a cosa significherebbe distruggere e rendere indisponibili per parecchi anni infrastrutture di produzione e trasporto degli idrocarburi responsabili di molti punti percentuali dell’approvvigionamento energetico mondiale.

Giulio-Terzi-Santagata
L’ex ministro degli esteri Giulio Terzi

Ancora Giulio Terzi: “Il conflitto è all’interno dell’Islam. È un conflitto tra mondo sunnita e sciita, nato nel ’79 con la rivoluzione khomeinista e con le ossessioni reciproche iraniane e saudite di insicurezza regionale se uno dei due paesi non avesse avuto il predominio sull’altro. Noi europei e americani abbiamo fatto degli errori che hanno contribuito all’incendio nel quale ci troviamo, soprattutto nel 2003, quando si è pensato di cambiare regime in Iraq senza un piano politico”, aggiungendo che in Libia “è  necessaria una strategia coerente tra europei, americani e gli arabi di quella parte, che sono l’80 per cento della Lega Araba, 20 paesi su 22, che già fanno parte della coalizione anti-Isis. Ma non basta avere un piano militare, che sarà onerosissimo, con un enorme spiegamento di forze. Sarebbe un errore farlo senza una strategia e degli impegni politici. Mi auguro che l’azione che si sta facendo contro l’Isis in Iraq e in Siria possa essere combinata con l’inclusione delle componenti sunnite, altrimenti nessuna forza al mondo potrà impedire che il problema si ripresenti fra pochi anni. La situazione non può essere risolta solo con i bombardamenti”.

kunstler
James Howard Kunstler

A nostro avviso, tuttavia, Kunstler potrebbe avere più di una ragione quando sostiene che il grosso del problema è nato insieme alle nuove generazioni sunnite del medio oriente, dall’Egitto alla Libia, all’Iraq e in parte Secondo alla stessa Siria, per non parlare degli altri paesi del Maghreb e del Sahe, figli di un boom economico di stampo petrolifero – dei tempi in cui, gli anni ’80 del secolo scorso, i paesi arabi alleati degli Usa si permettevano di inondare il mercato di petrolio a bassissimo costo per distruggere l’economia sovietica – a sua volta padre di un boom demografico senza freni. Per trovarsi, oggi, a vivere in una realtà di declino della manna di petrolio e gas, in monoculture industriali senza alternative, senza sapere cosa fare, privi di un futuro e anche dei sussidi che ne assicuravano finora se non il benessere almeno una vita dignitosa. Prede fin troppo facili della retorica jihadista del terrore, dove vince il più fondamentalista e spietato e in cui le mete possono di vota in volta scegliersi tra il paradiso musulmano degli eroi, il forziere più allettante del mondo e ormai bersaglio dichiarato dell’Isis che è quel regno saudita condotto da pochi mesi da un re già vecchio e probabilmente ritardato mentale, e l’eden europeo alle prese con le menate gender e la pressione teleguidata dagli Usa sulla Russia che – si dovrebbe ricordare – gestisce finora con successo una immensa frontiera meridionale con le centinaia di milioni di musulmani dell’Asia centrale.

austerityÈ per tutto questo che Kunstler, cui si accreditano previsioni molto accurate delle tendenze globali formulate negli anni passati, si spinge a parlare di terza guerra mondiale alle porte, rispetto alla quale l’Europa, a suo dire, si presenta del tutto impreparata: “L’Europa, nel frattempo, si preoccupa di giocare al suo interno sul denaro. Oggi è probabilmente il tempo di distruggere la Grecia. La cosiddetta Troika – la Banca centrale europea, i burocrati della Commissione europea e il Fondo monetario internazionale – si aspettano ancora che la Grecia continui a fingere di ripagare il suo debito. Questo è stato il significato di ‘austerità’ finora. Ma l’Europa è un gigantesco campo minato di debito che nessuno può realmente attraversare. Altre parti di questo, oltre la Grecia, stanno già aspettando di scoppiare [l’Italia? Ndr], e lo faranno, e non è chiaro se l’Europa stia perfino prestando attenzione al tappeto di benvenuto rosso-sangue che è stato steso in Libia nello scorso fine settimana. Il vero significato della parola ‘austerità’ diventerà chiaro quando l’Europa si troverà forzata a combattere la terza guerra mondiale nello stesso tempo in cui il suo sistema bancario imploderà ”.

Terrificante? Troppo pessimistico per essere vero? Solo il tempo, molto prossimo, potrà confermare o smentire. La sensazione di un imminente conflitto fatale tra il sangue e l’oro – ma oro questa volta fittizio ed evanescente – si fa comunque strada nelle menti e nelle parole di chi sa leggere la storia.

Francesco Meneguzzo

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta