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Londra, 31 mar – Un italiano su dieci potrebbe avere contratto il coronavirus, in una delle sue molteplici forme – dall’asintomatico all’estremamente virulento. Lo stima un report dell’Imperial College di Londra secondo il quale sarebbero circa 5,9 milioni, cioè il 9,8% della popolazione, i contagiati dall’inizio dell’epidemia, mentre le misure di contenimento del contagio avrebbero salvato solo in Italia circa 38mila vite. 

Lo studio

L’analisi è stata realizzata da un team guidato da Neil Ferguson e Samir Bhatt (che come riporta AdnKronos sarebbero stati i primi ad avvertire che i dati diffusi a inizio gennaio dalla Cina erano sottostimati) e diffuso dall’Oms Collaborating centre for infectious disease modelling. Soggetto alla base del report è la stima dell’impatto potenziale delle misure adottate da 11 Stati europei per contenere la pandemia di coronavirus: Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito. 

Dati incompleti

“In Italia, come in altri paesi europei – scrivono i ricercatori – stimiamo che le infezioni riconosciute siano di diversi ordini di grandezza inferiori rispetto a quelle reali, soprattutto per la presenza di soggetti asintomatici o con pochi sintomi oltre che alla limitata capacità di fare test”. Lo studio, quindi, avvalla la tesi – sostenuta ormai quasi universalmente – secondo la quale  i dati forniti ogni giorno dalla Protezione Civile siano lacunosi, sottostimati ed in sostanza inutilizzabili a fini statistici e previsionali. Il report stima inoltre che tra il 7 e 43 milioni di persone siano state infettate da Covid-19 in tutti gli 11 paesi al 28 marzo: tra l’1,88% e l’11,43% della popolazione.

L’importanza delle misure di contenimento

Nell’analisi viene inoltre evidenziata l’importanza delle misure restrittive ai fini di contenimento dell’epidemia, nonché il loro contributo nell’appiattire la curva del contagio e salvare un numero considerevole di vite umane. “Molti paesi europei hanno ora implementato misure senza precedenti per mitigare l’impatto di Covid-19, tra cui l’isolamento di casi confermati e sospetti, la chiusura di scuole e università, il divieto di raduni di massa e, più recentemente, lo stop” delle attività produttive, spiega l’Imperial College. “Questi interventi mirano a gestire l’epidemia per prevenire un aumento di casi che potrebbe sovraccaricare la capacità di assistenza sanitaria. Ora, gli ultimi modelli mostrano che potrebbero aver avuto un impatto significativo, evitando potenzialmente fino a 120.000 morti in tutta Europa”, proseguono gli esperti.  “È certamente un momento difficile per l’Europa – ammette Samir Bhatt – ma i governi hanno preso provvedimenti significativi per garantire che i sistemi sanitari non vengano sopraffatti. Vi sono prove concrete del fatto che questi provvedimenti hanno iniziato a funzionare e hanno appiattito la curva. Riteniamo che molte vite siano state salvate”

La strada è ancora tutta in salita

Cautela invece sui tempi di ripresa: “Tuttavia, è troppo presto per dire se siamo riusciti a controllare completamente le epidemie e le decisioni più difficili dovranno essere prese nelle prossime settimane”, avverte il report. Ci vorrà comunque tempo perché gli effetti di tali misure si riflettano positivamente sul numero di morti registrate ogni giorno. “I nostri risultati suggeriscono che interventi come il distanziamento sociale o i blocchi hanno già salvato molte vite e continueranno a salvare vite”, ha spiegato Axel Gandy. “L’impatto della pandemia è estremo ma sarebbe stato molto peggio senza gli interventi adottati. Confermarli è cruciale per controllarla”.

Burioni: “Stima veritiera”

Il virologo Burioni si dichiara concorde con quanto affermato dallo studio. L’Imperial College di Londra “stima le infezioni di Covid-19 in Italia al 28/3: 9,8% della popolazione, 5,9 milioni di casi”, sottolinea Burioni, che aggiunge su Twitter: “Capite perché i numeri che sentite in tv alle 18 non hanno molto significato? Capite perché l’Italia ha tanti morti in più rispetto alla Germania?”. “Questa stima non è mia, ma dei ricercatori dell’Imperial College di Londra, tra i migliori studiosi di epidemiologia al mondo”, spiega il virologo.

Cristina Gauri

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