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aster
(foto MBDA)

Roma, 25 giu – Il governo italiano ha accolto la richiesta di Ankara per il dispiegamento di una batteria di missili terra-aria MBDA “Aster” 30 in Turchia lungo il confine siriano. La notizia, riportata solamente da Analisi Difesa una decina di giorni fa, è passata praticamente sotto censura da parte delle autorità governative italiane. L’Italia quindi andrà a rinforzare il dispositvo antiaereo turco che già vede schierate batterie di missili “Patriot” statunitensi, tedeschi, spagnoli e olandesi schierati lungo il confine con la Siria dopo “l’incidente” occorso lo scorso novembre che ha visto l’abbattimento di un cacciabombardiere russo Su-24 “Fencer” da parte di una coppia di F-16 turchi. Come riporta Ad “Le conferme dell’arrivo in Turchia dei militari e dei mezzi dell’Esercito Italiano sono state fornite dalla stampa turca e dall’agenzia di Stato Anadolu che il 7 giugno hanno pubblicato le foto della colonna militare (una decina di autocarri) sbarcata nel porto di Iskenderun e diretta nella zona di Kahramanras nei pressi del confine siriano”.

Il sistema “Aster” 30 fa parte di una famiglia di missili terra-aria nati per la difesa di teatro contro aeromobili e missili (TBM, stand off, da crociera, ARM) con capacità di medio/lungo raggio. Il razzo a due stadi e propellente solido, trasporato su TEL ruotato a 4 assi, è lungo 4,9m con un diametro di 180mm per un peso di circa 450 kg, ha un raggio di azione di circa 120km con una quota di tangenza massima di 20 ed una velocità di mach 4,5. Il sistema di guida è doppio: in fase terminale il missile adopera un dispositivo di ricerca radar attivo, mentre nella fase iniziale un sistema inerziale, permettendogli quindi l’operatività in tutte le condizioni meteorologiche. Le sue prestazioni sono quindi di molto inferiori rispetto al russo S-300, che però nasce come sistema “strategico” e non di teatro come il vettore del consorzio italo-francese. Secondo quanto riporta il quotidiano turco Daily Sabah, la richiesta di fornire i missili antiaerei è stata fatta per “combattere lo Stato Islamico”, che però, come noto, non dispone né di aeromobili né di missili. Quindi, a dispetto di quanto comunicato dal governo di Ankara, la reale esigenza è quella di contrastare eventuali sconfinamenti dell’aeronautica russa durante le operazioni contro l’Isis in Siria.

Restiamo quindi perplessi da questa decisione presa dal Governo italiano che così facendo espone il nostro paese, ed i nostri soldati, ad eventuali ritorsioni da parte di Mosca in caso di utilizzo del sistema di difesa aerea contro i propri velivoli. I missili infatti sono schierati ad un passo dal confine siriano teatro, in questi mesi, di combattimenti che vedono protagoniste le truppe turche, le milizie dell’Isis e quelle curde, e naturalmente, l’aviazione russa; un vero e proprio vespaio militare. Ci colpisce soprattutto l’assenza di un confronto politico, effettuato per altre questioni meno gravi, sull’opportunità o meno di una tale decisione, che, come detto, potrebbe provocare serie ripercussioni in ambito diplomatico. Il Governo ha deciso unilateralmente l’invio dei nostri soldati ed armamenti in supporto ad una nazione, la Turchia, che non è direttamente minacciata da un altro Paese, pertanto questa azione non rientra nell’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico che prevede l’obbligo, da parte degli Stati contraenti, di intervenire a fronte di un diretto attacco ad uno di essi. C’è da sperare quindi nella “saggezza” russa e che non accadano altri sconfinamenti, un po’ sospetti a dire il vero, perché da parte europea, e soprattutto italiana, si è ancora una volta dimostrata una miopia davvero unica, accecati, ancora una volta, dalle stelle (e strisce) di Washington.

Paolo Mauri

 

1 commento

  1. Ma c’è ancora qualcuno, non in TSO :-), che, elezioni locali a parte (e anche qui ci sarebbe da pensare…), sia seriamente convinto di vivere in uno stato sovrano e non in una colonia americana?