Roma, 7 giu – Alla fine Boris Johnson si è salvato dal voto di sfiducia, come riporta l’Ansa. Il premier britannico, prima della votazione in aula, era in una posizione molto complicata. Che, per la cronaca, è lontana da un miglioramento netto.

Johnson supera la sfiducia

Johnson dunque supera la fase critica del voto di sfiducia del Partito conservatore britannico e resta premier. Ma il pericolo scampato non elimina i dissapori interni successivi al Partygate, ovvero lo “scandalo” delle feste organizzate contro le restrizioni anti-Covid. Quella multa lo penalizzò molto nella percezione dell’opinione pubblica e anche in quella dei colleghi Tories. In due ore di scrutinio segreto, i 359 deputati della maggioranza alla Camera dei Comuni hanno respinto la richiesta: 211 contro 148. Ma la differenza nei numeri non è così forte, al punto che i cronisti britannici parlano di “inizio della fine”, sottolineando il dissenso perfino superiore a quello subito nel 2018 da Theresa May.

“È la fine di mesi di congetture”

“Survivor” è il soprannome che molti in Inghilterra hanno affibbiato a Johnson, per la sua capacità di rimanere in sella nonostante gli attacchi. Secondo un suo portavoce, il premier si sente “sollevato” dal voto, perché esso ha permesso di “offrire l’occasione di porre fine a mesi di congetture e di permettere al governo di mettere un punto per passare a occuparsi delle vere priorità della popolazione”. Ma niente di tutto ciò può far ignorare un espressione parlamentare che, di fatto, ha mostrato divisioni. La fiducia al premier è infatti minima, e il fatto che tanti parlamentari non l’abbiano approvata non è esattamente una buona notizia.

Alberto Celletti

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