Roma, 26 dic – Non è certo una novità la tensione tra la maxi-potenza cinese e la corteggiata isola di Taiwan, soprattutto in questo 2022 ormai giunto al termine, e nel quale si è giocata una lunga partita a sottile braccio di ferro con l’aggiunta del terzo fattore americano. Come si sa, Taiwan è autogovernata, ma la Cina continua a vederla come una sua provincia separatista con cui alla fine si riunirà. Secondo il ministero della Difesa di Taiwan, proprio in queste ore la Cina sta organizzando una delle sue più grandi incursioni aeronautiche nei mari e nei cieli intorno all’isola indipendente . Ben 71 aerei dell’aeronautica cinese, inclusi aerei da combattimento e droni, sono dunque entrati nella cosiddetta zona di identificazione della difesa aerea di Taiwan.

Un incursione aerea con 71 velivoli da combattimento

Come scrivevamo poc’anzi, le tensioni tra le due parti sono aumentate costantemente negli ultimi mesi. Il 2022 era iniziato infatti sotto i peggiori auspici dal punto di vista della tensione tra i due Paesi; a gennaio vi fu la prima incursione aerea verso Taiwan. Ad agosto, poi, Pechino non aveva digerito la visita sull’isola del presidente della Camera degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, il politico statunitense più importante a visitare Taiwan in 25 anni. In risposta, la Cina, attivò quelle che allora erano le sue più grandi esercitazioni militari nei mari intorno a Taiwan, bloccando anche diversi scambi e contatti con l’isola. Ora, però, in questo natale 2022, il ministro degli Esteri di Taiwan, Joseph Wu, bolla l’azione odierna della Cina come altamente provocatoria. “La Cina non ha mai detto che non userà la forza per portare Taiwan sotto il suo controllo”.

Il doppio gioco americano tra Cina e Taiwan

Oggi, 26 dicembre, il ministero della Difesa di Taiwan ha dichiarato che 43 aerei cinesi hanno attraversato la cosiddetta linea mediana, un cuscinetto non ufficiale che separa i due stati all’interno della zona di difesa aerea. Seccamente, la Cina ha affermato altresì di condurre da ieri, domenica, esercitazioni militari intorno a Taiwan in risposta a quella che ha definito una provocazione da parte dell’isola e degli USA. Washington, infatti, ha sempre camminato sul filo del rasoio diplomatico sulla questione di Taiwan. Se da un lato l’America aderisce alla politica One-China, riconoscendo un solo governo cinese, caposaldo dei suoi rapporti con Pechino, dall’altro continua a mantenere rapporti politici e commerciali con la piccola e ricca Taiwan. Proprio a quest’ultima, gli States continuano a vendere armi ai sensi del Taiwan Relations Act, che stabilisce che gli USA devono fornire all’isola i mezzi per difendersi. Insomma, ancora una volta ci troviamo dinnanzi al doppio gioco americano, sperando che la storia non si ripeti terribilmente come già avvenuto in molte altre parti del mondo.

Andrea Bonazza

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