Roma, 26 dic – Sparatorie e truppe schierate al confine. Sale di nuovo la tensione tra Serbia e Kosovo, un pericoloso braccio di ferro che evoca lo spettro di un possibile conflitto alle porte d’Italia. Tutto ebbe iniziò la scorsa estate, nuovo principio d’attrito di una frattura balcanica cominciata trent’anni fa.

Tra Serbia e Kosovo lunghi mesi di alta tensione

Scintille tra Pristina e Belgrado sorte per un motivo in apparenza futile: l’annuncio di una legge che vietava documenti di identità e targhe serbe in Kosovo a partire dal primo agosto 2022. La misura, poi posticipata di un mese, rappresentava di fatto uno schiaffo alla minoranza serba che risiede in Kosovo. Per tutta risposta il presidente serbo, Alexandar Vucic, ventilò una risposta dura: “I serbi del Kosovo non tollereranno altre persecuzioni. Cercheremo la pace, ma lasciatemi dire che non ci arrenderemo. La Serbia non è un Paese che si può sconfiggere facilmente come lo era ai tempi di Milosevic”. Lo scorso agosto centinaia di serbi che vivono in Kosovo diedero vita a barricate, blocchi stradali e proteste, sparando anche colpi di armi da fuoco verso la polizia locale.

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Sparatoria e truppe serbe schierate al confine

Da allora poco è cambiato, perché tra accordi raggiunti per essere stracciati subito dopo e conseguenti frizioni, i venti di guerra non si sono placati. Nelle scorse ore il capo di stato maggiore dellʼesercito serbo, Milan Mojsilovic, subito dopo aver incontrato il presidente serbo, Aleksandar Vucic, ha fatto sapere in diretta tv che Belgrado dispiegherà truppe lungo il confine con il Kosovo. “I compiti che sono stati affidati all’esercito serbo, e a me come capo di stato maggiore, sono precisi e chiari, e saranno adempiuti”, ha dichiarato Mojsilovic ai microfoni dell’emittente RTV Pink.

Quasi in contemporanea la Kfor, forza Nato dispiegata in Kosovo, ha confermato le notizie rimbalzate su una sparatoria verificatasi a Zubin Potok, uno dei quattro maggiori comuni del Kosovo settentrionale, aerea dove i serbi – pur minoranza nel Paese mai riconosciuto dalla Serbia – sono maggioranza. E’ proprio lì che la comunità serba ha allestito due settimane fa barricate e blocchi stradali.

Stando a quanto riferito dalla Kfor, la sparatoria non ha provocato feriti e neppure danni materiali. Mentre alcuni media di Pristina sostengono che la tensione sarebbe salita quando la polizia kosovara ha tentato di smantellare le barricate erette dai serbi. Questi ultimi protestano contro l’arresto di alcuni ex agenti serbi che negli scorsi mesi hanno dato le dimissioni della polizia del Kosovo, nonché contro l’invio nelle zone a maggioranza serba di molti agenti della polizia speciale kosovara.

Eugenio Palazzini

 

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3 Commenti

  1. […] La disputa, iniziata la scorsa estate per una legge che imponeva il divieto dell’utilizzo di documenti d’identità e targhe serbe sul territorio della Repubblica del Kosovo, ha registrato un’escalation di prese di posizione che ha contribuito, soffiando su una frattura endemica nella regione che esiste da più di trent’anni, all’odierno braccio di ferro tra i due stati: arrivando fino alle sparatorie e truppe schierate al confine di poche settimane fa. […]

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