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la Fed contro TrumpRoma, 15 feb – L’immigrazione torna a essere sponsorizzata dalla categoria che più sembra avere a cuore il tema: i banchieri. Stavolta è toccato alla numero uno della Fed, la banca centrale statunitense, Janet Yellen, che, in un’audizione in Senato, ha spiegato che rallentare l’immigrazione probabilmente rallenterebbe la crescita economica, il cui livello è già deludente, e che gli immigrati sono “un’importante risorsa per la crescita del mercato del lavoro”.

Perché proprio gli immigrati, e non i lavoratori disoccupati americani, dovrebbero essere una “risorsa per la crescita” se non si avesse in mente di pagarli meno sfruttandone la condizione di disagio? Insomma, siamo alle solite: il capitale reclama nuovi schiavi. Yellen ha poi rincarato la dose declinando per iscritto la richiesta, arrivata dal deputato repubblicano Patrick McHenry, di evitare colloqui internazionali su “norme vincolanti che gravino sugli affari americani fino a quando il presidente Trump non avrà avuto la possibilità di nominare funzionari che privilegino gli interessi dell’America”.

La Fed ha la “autorità” e la “responsabilità” di consultarsi con le controparti straniere – dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria al Financial Stability Board – e lo fa a beneficio degli Stati Uniti, ha replicato. Per questo “continueremo a coordinarci con il dipartimento del Tesoro così come le altre agenzie di vigilanza statunitensi a partecipare nelle varie sedi internazionali”. La presidente ha sottolineato che “partecipando allo sviluppo di standard normativi internazionali, la Federal Reserve può influenzare tali standard in modo da promuovere la stabilità finanziaria degli Stati Uniti e la competitività delle imprese degli Stati Uniti”.

Roberto Derta

1 commento

  1. Si servono nuovi schiavi per massimizzare i profitti dei pochi americani a svantaggio dei molti!!

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