marina militare sbarchiRoma, 31 mag – E’ proprio il caso di dirlo la comunicazione della nostra amata marina militare fa acqua da tutte le parti. Già in passato un ardito svecchiamento della campagna arruolamenti aveva suscitato qualche clamore per aver riempito le città italiane con cartelloni giganti con il motto delle forze navali Usa “Join the navy”. Sicuramente fortunatissimo come slogan ma con almeno una settantina di anni di carriera sulle spalle avendo conosciuto il boom a bordo delle corazzate americane della seconda guerra mondiale, per essere poi reso immortale e tragicamente pop dallo stravagante quintetto della disco music anni settanta, Village People, icona gay che lo incise in un brano chiamato “In the Navy” nell’album “Go West” del 1979. Ma era la fine degli anni settanta e con il decennio del disimpegno alle porte una deroga alla proverbiale virilità del marinaio ci poteva stare, anzi faceva sorridere proprio perché era l’eccezione che confermava la regola.

Altra mondo e altra storia però oggi, e di acqua sotto i ponti, delle navi s’intende, ne è passata tanta. Oggi le boutade homo spettacolari con piume e pagliette luccicanti sono più che assorbite dalla società tanto da non suscitare neanche quella, seppur minima, ammirazione dovuta al coraggio dell’eresia, alla rottura del conformismo di venti o trenta anni fa. Oggi sono squallide e di rottura c’è solo quella di aspettare in macchina pazientemente che passi la mezza dozzina di cari carnevaleschi con ragazzoni unti ed impiumati dell’ennesimo Gay Pride, prima di andare a casa. C’è però un’altro enorme spettacolo a cui non si può mancare, lo spettacolo della solidarietà nel mar Mediterraneo.


Arrivato al colmo del paradosso con le “baleniere” delle Ong europee in pesca d’altura a poche miglia dalle coste Libiche, il business degli sbarchi nel biennio in corso ha conosciuto il suo apice. E se è vero come è vero, che il Mediterraneo è il “mare nostrum” e che in virtù di questo, tutti i disperati che fuggono ” dalla guerra” (spesso intesa nella sua accezione universale considerato il fatto che in molti paesi da cui partono i flussi migratori non si spara un colpo) ce li dobbiamo prendere noi, ecco che anche la Marina Militare italiana spara il suo colpo per riaffermare il principio che nelle acque del “Grande lago Italiano” non è seconda a nessuno. Ed ecco quindi il buon Rosario, sottufficiale in servizio sulla “Spica“, stringere orgogliosamente al petto la bambina tratta in salvo dal suo barcone sgangherato, che come si legge nel post affidato al noto social azzurrino ” ha smesso di piangere quando, ancora bagnata, l’ha presa in braccio.” Onore al merito, e lo ribadisco onore al merito, chi è in difficoltà in mare aperto e chiede aiuto va salvato senza se e senza ma, e tanto meglio se arriva la marina militare italiana che queste acque le conosce a menadito. Ma dove sta l’inganno e la meschinità? Chi ha messo quella bambina in condizione di dover essere salvata eroicamente dal nostro Rosario? Ma certamente il grande, enorme gioco speculativo che si è da tempo innescato sulla sua inconsapevole pelle, l’immenso spietato reato di “istigazione al suicidio” perpetrato dalla politica buonista “neo giacobina” di Boldrini & Co e dalle Ong che lucrano e si arricchiscono (al punto d’aver armato fior fiore di navi) traghettando i nuovi schiavi.

Siamo veramente colpiti, colpiti e affondati, almeno nello spirito perché in fondo in fondo, in un mare di melensa ipocrisia speravamo che se non altri la marina militare avesse mantenuto la barra diritta, appunto. Ed invece il vento è cambiato, e soffia forte in direzione della grande sostituzione vaticinata da Venner e dagli altri “eretici” d’Europa. La tempesta è all’orizzonte ma perché i nostri bravi marinai spiegano le vele verso l‘abisso?

Alberto Palladino

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Alberto Palladino
Nato a Roma, classe 1987. Studia Scienze storiche e cooperazione internazionale all’università Roma 3 e da qualche anno ha iniziato a percorrere la strada professionale del reporter. Fino ad oggi, nonostante le difficoltà che incontra chi lavora in questo settore da indipendente, è riuscito a coprire alcuni degli scenari di crisi più importanti di questi ultimi anni provando a raccontare, fra gli altri, la secessione in Ucraina e la guerra antiterroristica in Siria. Collabora con importanti testate nazionali e straniere. Ha realizzato reportage dal Kosovo, embedded con la missione italiana, dall’Azerbaijan e dai luoghi di eventi importanti e tragici come gli attacchi di Parigi. Ha collaborato alla realizzazione di progetti umanitari con la onlus Solidarité Identités e la onlus Popoli in molti dei Paesi da cui poi ha scritto per questa testata: Kosovo, Birmania, Siria. Ha viaggiata nella Siria devastata dal terrorismo scattando foto e aiutando i bisognosi, sublimando al massimo la sua vocazione. Per il Primato Nazionale anima la redazione esteri e propone i suoi scatti fotografici per far aprire gli occhi ai lettori, perché è persuaso che nel mondo di oggi non è più sufficiente guardare, bisogna vedere.

2 Commenti

  1. La Marina Militare ma non solo.Tutte le forze armate sono guidate da vertici di venduti al globalismo statunitense.Da più di dieci anni ormai.

  2. che ci sia in atto una totale FEMMINILIZZAZIONE dell’uomo nel nostro Paese è un dato di fatto che si materializza in quelle ridicole sopracciglie limate e sfumate da donna (appunto..) solo per dirne una,tanto apprezzate comunque anche da gente in Uniforme;

    che dire una volta di leva ti compravi il “Camillus” in versione brunita tipo USMC e adesso pinzetta e specchietto presumo…

    ma fatta salva questa premessa bisogna proprio aggiungere che questo Rosaria oltre ad aver fatto benissimo a prestare soccorso alla bambina bagnata è stato davvero fortunato ad averla trovata tra le centinaia di migliaia di Africani giovani e forti che la guerra l’hanno vista solo nei videogame.

    come Rosaria del resto.

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